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A.I.R.

Sabato, 21 Novembre 2015 14:11

Quello sciame di farfalle

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Quello sciame di farfalle - 5.0 out of 5 based on 3 reviews

 “Ama…e le tue labbra misteriosamente muteranno i tuoi seni. In se stessi, nell’ Identità e nel Vuoto”.

Citando Aldous Huxley Walter Nenci, versatile artista livornese, mette in scena il suo terzo spettacolo dal titolo “Visionario” di cui è autore, attore e regista.

Visionario perchè la natura dell'uomo è visionaria, perchè la visione consapevole e lungimirante rappresenta il punto di equilibrio tra la schizofrenia intesa come percezione prevaricante della realtà totale e la normalità incosciente del proprio stato d'essere.

Visionario è un itinerario alla scoperta dell'identità interiore, una ricerca del Graal con la consapevolezza che c'è un Graal diverso per ognuno di noi, la strada non è tracciata e il percorso è tutto da scoprire, l'unica certezza è il dubbio. Da qui si dipana un viaggio attraverso gli elementi che fanno dell'uomo un essere sociale, una lucida analisi dei bisogni, dei conflitti e delle pulsioni che lo contraddistinguono. Walter Nenci usa la risonanza interpersonale, l'intuito e le sue capacità empatiche per mostrarci come, in fondo, non siamo noi a scegliere, c'è qualcun altro che controlla le nostre decisioni creando una bolla di realtà in cui il nostro comportamento è semplicemente il frutto di sollecitazioni immesse ad hoc, una bolla illusoria e ingannevole in cui abbiamo l'impressione di agire scientemente mentre siamo semplicemente e molto più prosaicamente cavie che rispondono ad uno stimolo per reazione e coazione a ripetere.

Nella performance il Signor Occulto, una sorta di deus ex machina che incarna di volta in volta il potere, l'informazione, il dogma come antitesi alla libertà, gioca con le debolezze dell'essere umano fino a plasmare una creatura omologata e perfettamente rispondente agli standard coniati dalla contemporaneità, una creatura che accetta di barattare il futuro con il nuovo, che è alla spasmodica ricerca di un riconoscimento identitario convinta che questo si possa trovare attraverso l'immagine di ritorno dello specchio appartenente ad altri. In questo gioco di rifrazioni si muove un'umanità bisognosa di conferme che non esita ad adottare linguaggi e comportamenti che la allontanano da se stessa. Neppure l'amore sfugge, l'amore che soffre per l'incapacità di amare che ne ha diminuito la qualità e cerca il suo surrogato negli stanchi rapporti di coppia in cui, perchè essa duri, è indispensabile non mettere in discussione l'altro; lo cerca nel dissipamento veloce del desiderio sessuale e nelle connessioni che permettono di soddisfare, ogni volta con una persona diversa, il bisogno edonistico dell'ego che alimenta così se stesso cadendo nel più arido dei circuiti senza uscita.

Così, mettendosi molte maschere, si sopravvive. Ma la vita è un'altra cosa,

ci dice chi sta sul palco, vivere è "sentire" la bellezza, vivere è anche solo accorgersi della possibilità di un'esistenza diversa che nasce da quella scintilla di contatto con la trascendenza. Vivere è trovarsi sommerso da uno sciame di farfalle nel deserto e alla domanda -che ora è?- rispondere -non è- perchè ci si è temporaneamente liberati dalle categorie mentali dello spazio e del tempo e la nostra coscienza in espansione è diventata più profonda. Se solo provassimo a pensare che è possibile andare oltre, se solo fossimo capaci di essere visionari.

Non si comporta però da guru chi sta sul palco, e nemmeno da intellettuale che, sazio delle sue parole, non ha più fame di comunicare. Walter Nenci riesce a sfuggire alla trappola dei cliché immergendosi nell'umanità che racconta, divertendoci, ironizzando sulle sue emozioni e sui suoi bisogni, parodia e metafora evocativa, in quanto uomo, di tutti gli uomini.

Il suo punto di forza è la modalità del racconto di questo viaggio dentro l'uomo; la narrazione, essenzialmente un monologo, si dispiega adottando vari codici espressivi e i cambi repentini nel passare da uno all'altro di questi registri spiazzano lo spettatore creando aspettativa e curiosità, nasce un'emozione condivisa, la stessa che potremmo provare se sul palco ognuno di noi vedesse riflesso se stesso.

Una scelta ardua quella di reggere da solo una performance così ricca di suggestioni, soprattutto quando anche luci e musiche fanno semplicemente da sottofondo, tutto è affidato capacità espressiva dell'autore e al suo affinato intuito comunicativo. Walter Nenci vince la sfida, concedendo molto di se stesso allo spettatore, mettendosi a nudo con l'intento di stupirci, scuoterci, divertirci. Quando guardiamo lui guardiamo noi stessi, la nostra parte di ombra e la nostra ineffabile bellezza. Che ancora non conosciamo.

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