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Le parole nelle nuvole

Domenica, 10 Marzo 2013 22:17

"PERSEPOLIS" di Marjane Satrapi

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"PERSEPOLIS" di Marjane Satrapi - 5.0 out of 5 based on 1 review

Sono già state spese tante parole su questo meraviglioso fumetto di Marjane Satrapi, ma, come mi piace pensare, parlare una volta in più delle cose belle non fa mai male.

Ci sono due ragioni principali per cui mi piace tanto Persepolis: la prima è che dimostra che non occorre saper disegnare bene per creare un bel fumetto, la seconda è che questa è la prima graphic novel iraniana mai pubblicata.

Persepolis viene pubblicato per la prima volta in quattro volumi, usciti fra il 2000 e il 2003, poi riuniti in un volume unico nel 2007. Incontra da subito un enorme successo, diventando in breve tempo un caso editoriale mondiale.

Per la prima volta le questioni dell'Iran non sono più immagini da telegiornale o pagine di storia, ma ci vengono presentate da un punto di vista interno, quello di chi quelle vicende le ha vissute da vicino: con gli occhi della piccola Marjane vediamo la rivoluzione islamica e il conflitto fra Iran e Iraq, il modo in cui questi eventi hanno sconvolto la società iraniana e che impatto hanno avuto sulla vita della protagonista e quella della sua famiglia.

La storia è autobiografica. La prima parte racconta l'infanzia di Marjane, che ha la fortuna di essere nata in una famiglia progressista che si oppone all'oppressione dei guardiani della Rivoluzione e le trasmette l'amore per il suo paese e per ideali come il progresso e la libertà. Marjane, che frequenta una scuola francese laica, dopo l'avvento del regime è costretta a portare il velo e a frequentare una classe di sole ragazze. L'irrigidimento del sistema scolastico, il peggiorare della situazione politica in Iran e l'inizio dei bombardamenti da parte dell'Iraq spingono la famiglia di Marji a prendere la decisione di mandare la figlia a Vienna, dove potrà avere un'istruzione migliore.

La seconda parte della graphic novel narra le vicende di Marjane in Europa, la sua difficoltà a integrarsi con la popolazione viennese e con la cultura europea.
Marjane passa da un alloggio all'altro senza stringere legami duraturi né riuscire mai a sentirsi accettata. La situazione precipita e Marjane finisce a vivere in strada, dove si ammala. Dopo essersi miracolosamente salvata, decide di tornare a casa.

In Iran si fa dei nuovi amici, viene ammessa alla scuola di arti grafiche e incontra l'uomo con cui poi si sposa, ma il suo percorso non è destinato a finire qui.
Ad emergere in Persepolis è la rappresentazione, sincera e disincantata, della difficoltà dell'incontro tra culture, dell'impreparazione generale ad accogliere la diversità. Ma soprattutto, emerge quel valore universale secondo cui la prima integrazione da raggiungere è innanzitutto con se stessi ("sii sempre coerente con te stessa", dice la nonna a Marjane il giorno prima della sua partenza dall'Iran), perché non ci si può integrare nel mondo se prima non si è raggiunta la piena accettazione di sé e delle proprie origini, qualsiasi esse siano: Marjane lo capirà solo dopo aver nascosto la propria personalità e le proprie radici iraniane agli europei, col risultato di vedersi più emarginata che mai.

In Persepolis temi come il desiderio di libertà e d'integrazione, l'oppressione politica e il senso d'appartenenza culturale vengono innalzati ben oltre l'Iran, diventando valori universali condivisi da tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro nazionalità. Ci si rende conto, considerazione banale ma non troppo, di quanto l'Iran ci sia vicino, di come i suoi abitanti non siano diversi da noi nel desiderio di condurre un'esistenza serena in un mondo libero dalle oppressioni. A cominciare dalla semplice realizzazione delle passioni della Marjane dodicenne, che come qualsiasi altro adolescente darebbe qualsiasi cosa pur di avere un poster dei suoi gruppi musicali preferiti e un paio di scarpe alla moda, oggetti che invece sono vietati dal regime iraniano.

A caratterizzare l'opera c'è anche il fatto che la Satrapi non è una fumettista ma un'illustratrice di libri per bambini, dettaglio che conferisce ai suoi personaggi quell'espressività diretta e essenziale che ci rende immediatamente chiaro uno stato d'animo (ad esempio il pianto, sintetizzato in tante lacrime dalla classica forma a goccia che scendono dagli occhi dei protagonisti). I disegni non sono eccelsi, ma hanno una forza espressiva enorme, perfettamente funzionale alla narrazione.

Una graphic novel assolutamente da leggere, che colpisce per il punto di vista alternativo che offre sulle questioni dell'Iran e per il modo con cui la protagonista si pone, allo stesso tempo, come voce narrante e come osservatrice degli eventi, lasciando che sia il lettore a interpretarli e a trarne il proprio giudizio. Un buon modo per affacciarsi su questioni storiche e politiche troppo spesso taciute o accantonate, e insieme godersi una bella storia.

 

 

 

 

 

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