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I giardini della via Paal

Martedì, 21 Gennaio 2014 22:26

Claudio Abbado il maestro dei giardini

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Claudio Abbado il maestro dei giardini - 4.5 out of 5 based on 4 reviews

 

C’è una bella metafora che mi piace usare per ricordare lo spaesamento e il dolore insopportabile , come ha dichiarato il Sindaco  Giuliano Pisapia, esprimendo alla perfezione ciò che proviamo, per la morte del Maestro Claudio Abbado; questa metafora si deve ad una poesia di Bertold Brecht che in una strofa dice:

Quando Lenin morì e scomparve

fu come se l’albero avesse detto alle foglie

io vado

Ecco, noi siamo tutti così, il nostro albero ci ha lasciati. Ha lasciato attoniti e sgomenti tutti i giovani musicisti cresciuti all’ombra della sua civiltà musicale, coltivati con amore e libertà da una persone generosa con lo sguardo rivolto sempre al futuro e ai progetti infiniti da fare domani. Ha lasciato sgomenti appassionati e amici. Questa linfa vivificante ha smesso di fluire ed ora sta noi, raccogliere quanto di immenso Claudio Abbado ha realizzato e portarlo ancora avanti. Ognuno nel suo campo. Per i giovani che verranno e per il suo paese che amava. Non parlerò, com’è ovvio di musica, ma di qualche immagine. La prima opera che ascoltai, trascinato a forza dalla figlia Alessandra, era al maggio musicale fiorentino, un Wozzeck. Un’opera in tedesco per me difficilissima. All’uscita una moltitudine di donne ben vestite e ingioiellate circondò la macchina, in pratica incollate al finestrino che si battevano il petto, qualcuna in lacrime  gridando: Grazie maestro! Grazie maestro! Subito non capii, invece era la grande potenza della musica, l’emozione potentissima per ciò che è la grande forza evocativa della musica. E far nascere la musica dall’orchestra era propriamente la sua arte maieutica.

Affiorano altri ricordi: le chiacchierate sui libri letti, e quelle interminabili sui giardini e le piante che amava. Il suo giardino e il Parco da lui strappato alla speculazione edilizia sulla costa Sarda, sono un esempio di conservazione paesaggistica, di un intervento privato per restituire al pubblico ciò che l’incultura dei governanti lascia in stato di abbandono e disfacimento. Un giorno, dopo aver chiesto aiuto ad un artista di giardini, come Gavino Cadau di Alghero, proposi al maestro un viale alberato di palme, da realizzare in posto un po’ trascurato. Non solo accettò ma volle aumentarne il numero e intervenne aggiungendo altre specie di palme immaginandone già la bellezza a crescita avvenuta. La sua presenza portava un’allegria contagiosa.

Richiesto da più parti di tornare a dirigere al Teatro alla Scala propose come condizione che in luogo del cachet il comune di Milano mettesse a dimora 90.000 piante!! Il Maestro era così, Visionario come Elzeard Bouffier, il protagonista del romanzo di Jean Gionò: anche le cose apparentemente impossibili con ostinata tenacia si possono fare se solo lo si vuole. Se fosse dipeso da lui, Milano adesso quelle piante le avrebbe.

Ecco, Sindaco Pisapia per rendere più accettabile questo dolore insopportabile, il Comune di Milano ha davanti a sé un obbligo, quasi un imperativo categorico. Mettere a dimora 90.000 piante!  Fare un grande parco pubblico, per Il Maestro Claudio Abbado, per restituire parte di quella  bellezza che ci ha donato

E noi Claudio, proveremo a vivere senza di te senza perderti.

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