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Necessità movimento

Martedì, 03 Settembre 2013 08:45

Sorprese settembrine

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Dopo tre meravigliose settimane d’indiscusso primato, i miei 57kg -faticosissimamente sudati- hanno ceduto al nemico: l’aumento di peso! Quei maledettissimi 1000g che, non so come (a furia di cene e carboidrati!), sono apparsi sul display della mia amica\nemica del lunedì, mi hanno completamente stravolto la giornata. “Soldato marzia! Correre, prima di subito, ai ripari!”

Avevo dunque architettato un allenamento “bagna tuta” devastante così composto: 2h di corsa tra salite e discese ripidissime. La pendenza era tale che ho dovuto frenare il ritmo e camminare. Meglio! Così prendo in giro il mio corpo che crede di avere terminato ma, in realtà, non sa cosa lo aspetta e, intanto, le pappardelle con funghi e salsiccia di sabato sera se ne vanno in frantumi.

E vai!

 

Sono partita alle 10.30 di stamattina con chiaro in mente il luogo destinato alla scarpinata, il mio amatissimo Parco Mercurio, uno dei boschi più belli e solitari in assoluto. Già, nelle mie fughe dalla civiltà, dai rumori e dalle scemenze ho sempre saputo di poter trovare pienezza e senso in questa foresta di castagni, incantevolmente silenziosa e charmant. Oggi, però, quel silenzio tanto agognato era schizzato di voci e passi. In realtà lo immaginavo data la quantità insolita di pioggia caduta nell’ultima quindicina di giorni: il cielo piange giornalmente dal 14 agosto, ogni tristissimo pomeriggio. (Come faranno a sorridere gli abitanti di Bilbao e di Londra non provo nemmeno a immaginarlo!) Tutta quest’acqua ha anticipato la nascita dei funghi porcini, quadruplicandone la produzione; il risultato è l’assalto ai siti notoriamente floridi di queste delizie. E per mia sfortuna tra questi, il mio luogo della pace e della purificazione va annoverato! E sapete qual’ è il colmo? Io conosco esclusivamente una specie di funghi, quelli di ferla, che -oltre a non trovare mai- non sono del periodo. Meglio, così non mi distraggo dall’allenamento: obiettivo pancia piatta!

Un passo avanti l’altro, le narici intrise di essenze, appoggiavo con forza i piedi a terra, su tappeti di foglie che non scrosciano, su terriccio nerastro che non si sposta; a tratti tendevo le orecchie, a balzi aguzzavo la vista completamente immersa in una dimensione transitoria che avrebbe dovuto portarmi al nirvana. Così continuando, grondante di sudore che non smetteva di sgorgare, iniziavo a intravvedere con la mie pupille deboli, sagome umane urlanti con le mani serrate attorno ai manici di panari zeppi: cestini di vimini, tipicamente gialli e marroni, contenitori ideali di leccornie pregiate, con la specifica funzione di lasciar cadere le spore generatrici dalle fessure della lavorazione artigianale, mentre si cammina allegramente. E man mano che mi si avvicinavano le figure, distanti e dimesse, preoccupate che un’altra “fungiara” avesse scoperto il loro angolo di ricchezza, riuscivo a distinguere perfettamente i cappelli gialli, il gambo bianco spolverato di terra, la spugna umida marroncina. E subito mi tornava alla mente l’immagine di due giorni prima, quando la fortuna funginea mi aveva sorriso e sorpresa come non mai. Ma ci credete voi che in un bosco strafrequentato da finti boscaioli, popolato da allevamenti, vicinissimo al paese, su un sentiero di passaggio, da cavallo ho guaito: “Guarda che sberle di funghi, Salvo!”

Era in corso il trasferimento di Popke, la dama del mio Cisco, il primo cavallo nella storia della sua specie ad entrare in analisi: lo sapevo che avremmo avuto guai! Tuttavia, come vi dicevo, io non sono un’esperta micologa e non immaginavo affatto che quelle meraviglie alla mia destra fossero capolavori della natura supremi come i porcini. Il mio amico, invece, li ha riconosciuti subito: perfetti, sanissimi e integri fungoni porcini. 2kg circa!

Menomale che non posso uscire senza portarmi l’acqua dietro!

Se non avessi avuto questa necessità dove avremmo potuto infilare il tesoro appena scoperto se non nel mio inseparabile zainetto deputato al trasporto della mia linfa? Di lasciarlo lì e ritornare con coltello e paniere non se ne parlava affatto: si sentiva un cicaleccio facilmente attribuibile al cercatore di funghi che se ne stava in agguato -ne sono certa- sperando di poterci sgraffignare il bottino. Te lo scordi, caro!

 

L’unica pecca della situazione è stata non avere la fotocamera per immortalare quella scena tanto appagante e fausta. Come oggi, d’altronde! Questo, però, vi potrà suggerire quanto io avessi e abbia bisogno di una vacanza. Niente telefono, niente tecnologia, niente cianfrusaglie. Anche se, non lo nego, mi avrebbero fatto parecchio comodo.

Ma non si può mica avere tutto in una volta dalla vita!

 

 

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