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Necessità movimento

Venerdì, 24 Gennaio 2014 18:47

D’altronde il movimento è nel cervello!

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Spuma di champagne su tappeti di vitreo voluttuoso. Nettuno furibondo, alle mani con un Eolo funesto che increspa il mare. E un cappello bianco sulle Madonie che svetta di fronte alle isole, sette sorelle di aspra bellezza.

Oggi era questa la tela movimentata che offriva Capo d’Orlando, la cittadina elegante e giovane che non mi spiacerebbe da vivere, non solo d’ estate. Meta ambita da migliaia di turisti, una di quelle chicche raggomitolata tra catene montuose e acque cristalline, la messinese vicina a Palermo, ai Nebrodi e alle Eolie, non tuona solo per le sue meraviglie naturalistiche.

 

Casimiro Piccolo vi dice qualcosa?

Secondo di tre fratelli di una delle più antiche famiglie aristocratiche di Naso (ME), sangue di quei Tasca d’Almerita di Palermo nelle vene, Casimiro si ritroverà a vivere la maggior parte della sua vita nell’antica villa nobiliare di Capo d’Orlando, Villa Piccolo per l’appunto.

Sede odierna della fondazione a lui stesso intitolata, da egli stesso voluta, questo gioiello misterioso domina sui dolci pendii verdissimi di un paese dalle mille sfaccettature.

Scusate, non vi ho ancora spiegato il cosa, il come, il perché…sono ancora distratta dalla sensazione che mi solletica da tutto il giorno: una specie di fruscio, una presenza. E, secondo me non era solo uno lo spirito che si aggirava intorno a noi invasori di spazi, stalker di cultura, investigatori di menti, curiosi insolenti. Io, poi, che di arte pittorica e fotografica me ne intendo…vabbè, facciamo che non voglio infierire su questa mia ignoranza, su questa deficienza culturale che certamente ha indispettito non solo il Casimiro in questione ma anche quel Tomasi di Lampedusa autore de Il Gattopardo. Pensate a questi due cugini (non ho molto sentito lo spirito di Lucio, lo scrittore) che mi sorvegliavano adirati mentre mi aggiravo tra le loro stanze, l’uno col pennello, l’atro con la penna. Non oso immaginare cos’avranno dipinto, cos’avranno scritto sulle loro pagine-chi di tela, chi di carta- del diario di oggi. Non so se mi hanno molto gradita, se mi hanno considerata una bambina simpaticamente curiosa o un’intrusa spiona, non so!

Spero e mi auguro- mai vorrei attirarmi le ire di defunti con talenti sì esclusivi (magari, poi, mi fanno affondare nell’Acheronte!) – che abbiano captato il fascino da cui ero avvolta, lo stupore dei miei occhi, le storie della mia mente, le immagini dell’animo mio mentre osservavo i dipinti di figure magiche, i volti di donne algide, i paesaggi e le isole di verde; mentre scavavo tra le parole di lettere lontane, vedevo corpi ripiegati sullo scrittoio, sbirciavo tra libri serrati e brandelli di tempo.

E sognavo, passeggiando sotto il pergolato di glicine, protetta dalle chiome di pini, ficus ed eucalipti, ondeggiata dagli spiriti che esalavano dal cimitero canino, di candele accese, di solitudine, di floridezza interiore.

La mente è un filo che governa e intercede: impera o subisce.

Casimiro e Giuseppe non ne erano, forse, consci ? Dunque, non dovrei averli infastiditi troppo, che ne dite?

Tuttavia, devo dire, che il lavoro di recupero e valorizzazione messo in atto dalla nuova gestione, la macchina organizzativa al timone di quest’antico vascello mi sembra che prometta bene: non solo ristrutturazioni e nuovi allestimenti, ripristino degli spazi originali, cura del parco botanico ma, anche e soprattutto, strategie di marketing e personalità di spicco: sarà nuovamente gradita la visita di Vittorio Sgarbi dagli inquilini di sempre?

 

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