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Necessità movimento

Lunedì, 03 Febbraio 2014 19:44

Tutti i corvi sono neri: e le merle bianche?

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Questi giorni di merla mi stanno facendo gracchiare come una cornacchia!

Certo, non che mi possa lamentare del clima del mio paese, quello che fa gola a tanti fradici di umidità, madidi di pioggia, mascherati di neve: da noi splende quasi sempre il sole, il vento spazza via le goccioline di vapore acqueo, la terra viene idratata adeguatamente…insomma, si sta bene! Non nascondo che le temperature invernali  possano essere… come dire…frizzanti, ma non scendono quasi mai al di sotto dello zero.

Il punto è, però, che dai giorni di merla non possiamo sottrarci e, anche se-non nascondo- mi piacerebbe che qualche fiocco bianco si posasse sulle chiome folte delle mie conifere sempreverdi (non sono queste ultime una mia esclusiva, naturalmente), preferirei che siffatto irritantissimo alternarsi di sole, pioggia, vento e arcobaleni giungesse al capolinea. Il perché potete facilmente indovinarlo: tralasciando il fatto che queste giornate mettono tristezza, a meno che non ti trovi in uno chalet di alta montagna, davanti a un camino scoppiettante, in mano un libro…? Ma no! Ok che la testa va sempre là, sia per deformazione professionale, sia perché è oggettivamente bello, ma se ti trovi in quel posto lì, con quell’atmosfera che pompa gradi Celsius l’unica cosa che dovresti fare è farti trascinare da un tango caliente… diciamo. O  no?

Volevo dire(l’astinenza mi fa divagare) che mi manca correre, ecco!

Ho imparato, sapete, ad inserire nelle mie sessioni ginniche fasi aerobiche –eliminatrici di calorie- e anaerobiche – che stimolano il metabolismo- per poter aspirare a un corpo sempre più tonico e snello, cosa che mi consente di concedermi peccatucci di gola (tipo quelli, per intenderci, che ci propina Silvietta Di Trani, la tentatrice), abiti succinti e grandi soddisfazioni. Attenzione, però, che solo se l’animo è un brave heart si può perseguire la strada del perfezionamento del corpo: non deve diventare la missione della vita, solo uno status da raggiungere a passi piccoli e costanti. Mi raccomando!

Dunque, dicevo, alterno corsa a pesi, gambe a braccia (non sia mai che debba sembrare una builder da esposizione!); e approfitto delle “burrasche” per dedicarmi alla battaglia con il metabolismo. Dopo una seduta di pesistica e addominali ­-che distrugge, vi assicuro, più di un’ora di corsa- la mia mente se ne va inebriata nei meandri di una tela che mi ritrae mentre sfreccio, incontrastata ed esplosiva, tra le fronde, tra i raggi. E questa prospettiva (tanto come la più famosa Nevskij)  mi dà una serenità che non avete idea. Martedì ho avuto il privilegio di un sole luminoso e un cielo azzurro e, col cappuccio in testa -si, faceva freddo- mi sono incamminata verso una meta che vagheggiava nella mia testa: l’avevo visitata il giorno innanzi, con la mia amica divenuta anche compagna di passeggiate nei boschi, quell’area verde quasi completamente piana, e pensavo che correrci dentro sarebbe stato un colpaccio. Ovviamente mi sono esonerata dall’utilizzare il percorso vita che prometteva una cascata di sudore infinita e ho corso, una gamba avanti l’altra, impronte simmetriche, ombre seguge; due ore d’interminabile piacere, di empatia con la natura, di totale simbiosi con l’ambiente. E poi, di corsa a casa, lontana km dalla mia partenza.

 E, secondo voi, ero asciutta?

L’indomani, mercoledì, mi sono dedicata ai pesi come anche giovedì, venerdì e sabato, 30, 31 e 1, perché acqua e vento cadono imperterriti, burlandosi di me con finte schiarite e brevi interruzioni: quindi, o le merle hanno ritardato a diventar nere o il cielo dev’esser furibondo.

MiKa (avverbio) ha torto!

 

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