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Necessità movimento

Martedì, 11 Febbraio 2014 20:07

Vicina alla Canalis, col cuore a Innerhofer e Zoeggeler.

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Non c’è un posto diverso da Sochi in cui mi vorrei trovare adesso. Andare nell’ex Unione Sovietica e sentirmi zarina di tutte le russie è sempre stato uno dei miei desideri più grandi, ma questo è un viaggio che affronterò da sola poiché i compagni d’avventura che vorrei trovano sempre una scusa per non affiancarmi in un percorso che, a lor dire, significherebbe solo freddo ed eccessiva lontananza da casa. Mah! Attenderò il momento giusto e me ne andrò da sola a godermi la vivacità artistico-culturale di San Pietroburgo, i colori pulsanti di Mosca e…non le olimpiadi invernali sicuramente –mi sembra alquanto improbabile che la mia vita sia lunga abbastanza da vederle disputare di nuovo ai piedi del Mar Nero.

Non potendo, dunque, tele trasportarmi a Sochi e considerando che gli effetti della diretta televisiva sono così nocivi alla mia lacrimazione, ho deciso di affrontare la questione di petto e, rullino i tamburi, mi sono iscritta in palestra. Non ridete, non sogghignate nemmeno: è 12 anni che non metto piede in una palestra! Per tutto questo tempo ho fatto ginnastica da sola e in mezzo alla natura rigettando l’idea di muovermi in un luogo chiuso, pieno di fighetti che si gonfiano come palloni vari (dipende dal muscolo) e signorine che non sanno nemmeno come abbigliarsi (per la cronaca: il seno va tutelato con top specifici: non mi odiate se io posso permettermi di vestirmi senza sostegno al decolleté!). 

Allora, direte, cos’ha fatto cambiare idea a quest’antipatica che si professa atleta?

Avete idea del potere del naming? I miei nuovi passatempi sono all’Invictus House, la casa degl’invincibili.

Visto che non posso avvicinarmi ai nostri campioni del ghiaccio perché non provare la strategia con cui la Canalis sfoga la sua rabbia e atterra il sesso debole (quello maschile, ovviamente) sbattendogli in faccia tutta la sua forza e la sua autoconsapevolezza?!

Così ho provato il Crossfit, un’ardua realtà super modellante, ultra tonificante, rinvigorente e altamente distruttiva. Allenamento da 45’, minuti veriiii per parafrasare …Aldo, Giovanni o Giacomo?, che concilia attività aerobica e anaerobica suddivisa in circuiti d’intensa, piacevole fatica. Mi è piaciuto, devo dire, anche con quella scia di note che non fungevano da sottofondo ma da scarica di adrenalina; però non ero esattamente convinta di dedicare il mio tempo al Crossfit o, almeno, solo al Crossfit. Così mi viene proposta l’idea di provare l’MMA cioè le arti marziali miste. D’accordo! Nella lunga attesa che mi ha separata da quel venerdì all’allenamento successivo, in preda all’euforia di misurarmi nell’ennesima novità, ho ritenuto opportuno prendermi un giorno di riposo dalla ginnastica e programmare per bene il resto: domenica corsa di mattina e cyclette di pomeriggio, lunedì mattina internet per conoscere il nemico. Devastata da un raffreddore che intende perseguitarmi anche nel 2014, mi sono rifocillata di Efferalgan e Rinocidina e, alle tre di ieri, ho dato inizio alla mia nuova vita ginnica in quella che di lì a poco è diventata la mia palestra.

L’MMA è uno spasso: mix di discipline marziali che s’incastrano in una ragnatela da cui il corpo sarà in grado di tirarsi fuori; calci, pugni e movimenti scattanti che ti fanno sentire una specie di ragno capace di divincolarsi da qualsiasi trappola, in grado di stupire ed afferrare la più subdola delle prede. Ci alleniamo in coppia, io e Federica, insieme ad altri ragazzi con cui già si sente l’odore della competizione. Lotteremo e combatteremo e, stavolta, non si tratta di un escamotage retorico: stavolta scenderò davvero in trincea.

Ah, dimenticavo di dirvi che alla fine li faccio tutti e due gli allenamenti, l’uno dietro l’altro; martedì, giovedì e sabato, invece, corsa o cyclette; domenica vedrò se avrò il tempo di riposarmi!

Naturalmente, da adesso in poi conviene non farmi arrabbiare, ecco!

 

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