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Necessità movimento

Giovedì, 03 Luglio 2014 13:20

Cross Country a quattro gambe: ola da mondiali

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Cross Country a quattro gambe: ola da mondiali - 5.0 out of 5 based on 1 review

Trovata.

 

Dopo anni lunghi e solitari, dopo delusioni, rabbia e una serie di “chi me l’ha fatto fare!”; dopo “mi fa male il fianco”, “sto morendo”, “non ho più fiato” e…che dimentico…ah, si zero costanza; dopo tutto questo tempo, finalmente, l’ho trovata!

Mentre anche il più misero rantolo di speranza era diventato un eco remoto e accettavo qualche rada proposta di collaborazione, arriva lei: la compagna di corsa perfetta. Micaela, la mia parte di runner mancante.(Domenico non è male, però!)

Sapevo che si allenava da un po’ ma, come dire, io non apprezzo gli asfaltisti- se così mi si concede- quelli che corrono per dimagrire alla soglia dell’estate, quelli che non si alzano presto la mattina –per evitare le ore calde- quelli che non appena si vedono gonfiare il quadricipite urlano dalla disperazione.

L’ho testata in una prima uscita di 45’, come si fa con una macchina, un rossetto, un uomo. E mi stava dietro che è una meraviglia. Consapevole che non potesse trattarsi di fortuna, me ne sono andata con le sue gambe a gironzolare una seconda e una terza volta, sempre aumentando difficoltà e durata. E, allora, mi sono detta: è lei! E, adesso, scappiamo insieme.

Scappiamo per i boschi, per le strade, per i fiumi, tra bee, muuh e iih, con le gambe graffiate e qualche livido qua e là.

 

Vi racconto l’ultima, fresca di due giorni fa.

 

Mica, oggi solo pianura per bruciare i grassi. Lei ormai annuisce sempre, certa che cambierò il percorso a metà strada, stravolgendo completamente quegli pseudo progetti iniziali: la pianificazione non è il mio forte!

Scendiamo al fiume così ti mostro un ecomostro che qualche geniaccio ha deciso di adagiare praticamente dentro l’Alcantara.

Attraversato il ponte ci spingiamo un po’ più avanti, per 1km circa, e arriviamo di fronte a un cancello improvvisato che, ovviamente, scavalchiamo: noi amiamo scavalcare! E riprendiamo a correre in salita sui terreni d’argilla orlati di carciofi spinosi. Fino a che la salita inizia a divenire alquanto ripida e decidiamo d’interrompere la corsa; consideriamo –già abbastanza alte- che la montagna dovrebbe poter essere circumnavigata e riportarci dall’altro lato del fiume. Ok, arriviamo in cima e controlliamo dalla vedetta -io senza occhiali!: al limite torniamo indietro. Cammina, cammina, una goccia di sudore qua, una maglietta zuppa là, il sole che ce l’ha con le nostre teste e la speranza di non dover riprendere la stessa strada: noi odiamo tornare indietro!

Ci siamo. Sul cucuzzolo di una montagna dirimpetto al paese di Santa Domenica (1080m slm; noi siamo partite da 750 ma a ben pensarci abbiamo fatto di peggio). Randazzo è piccolissima, l’Etna sembra di poterla afferrare, l’orgoglio sempre più alto, vicino a un cielo bordato di pecorelle.

Ce l’ho! Solo all’ultimo momento, prima di partire avevo deciso di prendere la macchina fotografica che ci avrebbe permesso d’immortalare una delle avventure più fiere di questo primo mese di corsa a quattro gambe. Quattro gambe, due corpi e infinite impronte sulla terra grigia coperta di graminacee. Intravediamo quei pini indicatori della retta via. Là, sotto, alla fine di un sentiero da brivido in discesa con l’erba altissima, le crepe e le buche, le serpi e gl’insetti. Calle infinite di sterpaglie che inghiottono, rovi pungenti di more appena accennate e poi, finalmente, quel gracidare di rane dentro lo stagno. Il fiume, le ultime foto sul ponte, la roccia di lava.

1h 59’ 57’’.

Perché la precisione è fondamentale!

 

 

Solo il rumore di noi stesse, la nostra privatissima e fragorosa ola da mondiali.

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