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Necessità movimento

Mercoledì, 22 Ottobre 2014 17:24

50 sfumature di me

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50 sfumature di me - 5.0 out of 5 based on 1 review

Anche domenica pomeriggio, persa tra le mille faccende di segreteria, la stanchezza di due settimane che non accennavano a trascorrere, mi sono seduta davanti a questo foglio (ormai è come se fosse sempre lo stesso!)per cercare di riempirlo. Non a casaccio, s’intende. Anche se quest’intendere non è poi così scontato quanto sarebbe stato un tempo. Due mesi fa circa, per l’esattezza. In verità non è che sia accaduto un fatto, qualcosa di specifico. È che dentro la mia testa si è innescato un meccanismo di paura di non farcela che ho giustificato fin adesso con le troppe cose da fare (di quelle ce ne sono davvero state tante), con la necessità di godermi un giorno di mare ogni tanto, col bisogno incessante di muovermi e godermi l’adrenalina del mio corpo sotto il sole (questo non è nuovo). Aspettavo che il tempo corresse assieme a me e nel mio dentro, inseguendolo e incitandolo a trascorrere in parallelo al mio lavoro. Poi, ogni tanto, facevo finta di raccogliere i miei istinti grafici e mi sedevo per un attimo davanti a questa macchina traduttrice di pensieri. Un istante solo e crollavo nella trappola asfissiante della paura, e iniziavo ad infiammarmi, a covare rabbia, a maledirmi e nel contempo discolparmi. Così iniziavo a correre, anche se l’avevo già fatto, e non la smettevo più. Magliette bagnate, pantaloncini madidi, scarpe consumate, ginocchia disconnesse, anima stravolta con lo sguardo fisso su questo foglio. Ottobre è quasi finito, gli eventi che credevo funesti sono stati affrontati con coraggio, l’estate…quella non è ancora finita, l’uva non è più sulle viti; è iniziata la scuola, il campionato di calcio e sono spuntati i funghi; ho ripreso i contatti col mio amico sacco che-non vi nascondo- frequento anche al di fuori della palestra ché la sua capacità di ascolto e comprensione è maggiore di quel che si possa immaginare. Ho provato a leggere classici, moderni e contemporanei ma nessuno di loro mi ha soddisfatta; di riviste, invece, ne ho divorate e da esse ho appreso e imparato; i film non m’interessano ché quando iniziano io sto già con un piede a letto per la stanchezza accumulata.

Se ci penso- e non devo concentrarmi molto- c’è un’altra cosa che non ho voluto (perché di questo si tratta) fare in questi due mesi di riluttanza e fervido egocentrismo: ho abbandonato Cisco, il mio castrone di 18 anni che ancora mi sopporta dopo tutti i pacchi che gli ho regalato. E ogni volta lui ha dovuto leggere sul biglietto del postino “non pervenuta”.

Marzia, ma chi sei? Che vuoi? Cosa pretendi da te stessa? Che ci fai in questo o in quell’altro posto?

Non so rispondermi. O, forse, quando non intravedo cambiamenti e il moto delle cose mi appare continuo ed uniforme mi arrabbio e basta e a un certo punto decido di smettere, di fermarmi un po’ per osservare meglio, per scandagliare i motivo di quel restare tale che spaventa e terrifica. Eppure io così non posso esistere, devo essere diversa dato che fondamentalmente lo sono sempre stata! Così oggi pomeriggio sono salita a cavallo, ho fatto delle foto, mi sono fatta abbracciare da quel collo morbido e possente che mi avvinghia le gambe, riuscendo a sollevarmi tutta. Così oggi ho sconfitto questa parete, l’ho colorata di sfumature di grigio, rosso e nero. Ma sono più di 50 e fra poco spennellerò anche col giallo del mio sole altalenante che si sposta nel blu bizzarro dei miei occhi castani. E le guance rosa, il sorriso lucente, l’espressione altera, la mente curiosa.

Ringrazio tutti per la pazienza.

E se ci sono errori è perché non ho voluto rileggere!

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