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Necessità movimento

Venerdì, 10 Luglio 2015 15:39

L’Etna, la corsa e i porcini abbandonati

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Confesso che ho paura. Timore di non farcela, di arrendermi, di non spingere abbastanza, di non arrivare in cima. Sabato 25 luglio gareggerò, per la prima volta dopo tanti anni, in una disciplina sportiva. La mia disciplina. Il mio mondo. La corsa.

L’Etnatrail è una gara forse più dura della sorella 0-3000 disputatasi il 13 giugno. Io parteciperò assieme alla mia inseparabile compagna Micaela alla 24 km ma c’è la possibilità di fare anche la passeggiata non competitiva di 16 km e la supermaratona di 64 km. Non sono così folle e presuntuosa da intraprendere un cammino che ritengo fatto apposta per i super professionisti ma neanche di una passeggiata –mi sembra un po’ inappropriato questo termine per 16km di salita in montagna, alla fine di luglio- le cui “g” non hanno attinenza con la parola gara. Si, un po’ mi spavento ma l’ardore che mi domina non mi farà certo cambiare idea. Il 25 luglio m’infilerò le mie fedeli compagne e, partendo da Piano Provenzana, sul versante nord dell’Etna, affiancherò i crateri a cavallo di un sogno che circonda la vulcanessa. Chissà se ci sarà anche la Contessa a rendere omaggio ad una delle competizioni podistiche più estreme in assoluto! Chissà se quella nuvola fascinosa che cinge il capo della montagna quando il vento gliel’avvicina vorrà godersi lo spettacolo! Ne sarei onorata ma, qualora lei decidesse di non presentarsi, che ci mandi un po’ di frescura perlomeno. È il caldo ciò che più mi preoccupa ma non voglio concentrarmi su questo pensiero: piuttosto avere chiaro l’obiettivo di completare la gara in modo dignitoso.

Allora mi alleno e vi racconto dell’ultima uscita e di una coperta di porcini di luglio su lenzuola di ruggine. Partendo dal Pirao, martedì scorso, io e Micaela abbiamo diretto le gambe verso il Rifugio Saletti dal lato di Cisternazza. E in mezzo alle ginestre profumate abbiamo iniziato a salire, così, tanto per cambiare (qua ci starebbe un’emoticon che schiaccia l’occhio). Scartata la possibilità di giungere a questa fantomatica Cisternazza che per me rimane ancora sconosciuta, siamo giunte al Rifugio Saletti e il soggetto del quadro è cambiato all’improvviso: la pineta. Giganti aromatici e sempreverdi che offrono frescura e refrigerio, profondità e respiro. Se impari a conoscerli ti offrono la possibilità di scorciatoie e temperature miti, oppure ti accerchiano imbrigliandoti nei loro fittissimi labirinti. Dopo essermi persa varie volte nel corso degli anni, ormai conosco le vie traverse e mi ci tuffo dentro per poterne scrutare le sfumature d’ombra, i teli di aghi rossi, le impronte delle vacche che fanno capolino da qualche tronco, i nidi degli uccelli che si nascondono sui rami, i grugni dei maialetti neri e i tappeti di funghi porcini che non abbiamo raccolto. In primis perché erano belli là dove stavano, in secundis perché non avevamo dove metterli. Fondamentalmente, però, la ragione profonda e viscerale che voi che leggete non capirete affatto, quella per cui ci riterrete pazze a non aver approfittato dell’occasione è che, semplicemente… dovevamo correre! Chissenefrega dei porcini! Abbiamo un contakm, un cardiofrequenzimetro, una tabella di marcia, una sfida contro il tempo e una salita che non accenna a finire: vi pare che possiamo fermarci a raccogliere succulenti, esclusivi porcini di luglio dell’Etna! Potreste anche andarci voi, vi spiegherei pure la strada. Ma dubito che avrete voglia di percorrere il sentiero impervio che ci ha portate nel campo dei miracoli dopo 39’di ripidissima salita. Non sarò certo io a fermarvi ché dei porcini poco m’importa. È più la questione che sono gelosa di questi luoghi e che il mio egoismo mi fa godere di ciò che voi umani…niente, oggi mi sento figa. Figa e superba. Superba e impertinente. Non vi sto un po’ in antipatia?

Attraversare le colate dell’ ’81 …anche questa è una cosa da vibrare ché se sbagli a mettere i piedi ti ritrovi tra le punte di pietre roventi e porose, nelle gole e nelle conche. A sinistra l’Imperatrice e di sotto Randazzo in miniatura. A Monte Spagnolo ci sono i lavori in corso nella vecchia casermetta ma noi giriamo a destra, dopo il pino odoroso che se ti sfreghi gli aghi fra le dita è meglio delle profumerie di Grasse; scendiamo in picchiata verso sud, senza rotolare, con la gioia negli occhi e il sorriso stampato. Quando scendi di quota le betulle ti aspettano e ti osservano coi loro occhi posizionati sui fusti bianchi. Dai castagni pendono capelli dorati e il noce è immenso e il ciliegio con le drupe piccolissime e dolci. Li vediamo mentre il nostro defaticamento è quasi terminato. La gita all’EtnaPark si è conclusa con grandi soddisfazioni.

Marzia Scala

 

 

 

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