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Venerdì, 08 Gennaio 2016 22:26

Regalo di Natale

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Dopo la scomparsa\sequestro di Giuiuzza -la capretta tibetana gravida nostra inquilina- io e mia sorella ci siamo gettate a capofitto nell’allestimento della scenografia natalizia: lei creava oggetti coi tappi di sughero dei vini e la colla a caldo, io raccoglievo muschio a più non posso. Raccogliere muschio per me è una specie di ossessione, una droga che mi crea dipendenza. Se inizio non riesco a smettere, nonostante le mani gelate, la terra sotto le unghie e le unghie che si spezzano. Ma io non mi sottopongo ad estenuanti processi di nail art primo perché mi annoio, secondo perché è tempo prezioso sottratto alla ginnastica. Oltre il muschio, mi accaparro vischio e pungitopo per fare dei mazzolini da appendere sulle porte delle camere; mentre il primo è facilmente raggiungibile con la scala che si appoggia al sorbo o all’azzeruolo, il secondo me lo devo andare a cercare nel folto del bosco, occasione in più per deambulare. Mi piace anche fare delle deviazioni per assodare, ad esempio, che Sisco pascoli ben bene nel vigneto e che continui a non gradire una crucifera che adoro cogliere e mangiare (di pulirla non se ne parla: ad ognuno il suo compito); mi piace insinuarmi nel cortile davanti le vecchie mandrie per trovare quel piede di verdura ch’è sempre al solito posto; mi piace infilarmi in quelle strutture fatiscenti in cui si sente ancora l’odore del formaggio e i muri della stanza di trasformazione del latte sono ancora neri di fumo. E mi piace entrare nel grande e buio fienile per controllare la scorta di fieno e di paglia mentre una pecora lanosa si aggira dentro impaurita. Ebbene, quella pecora sola che si sarà staccata dal gregge per non so quale motivo (magai voleva sfatare un mito) ha continuato a girovagare per casa mia, libera di brucare l’erba tenera e verde della vigna e di ricoverarsi al caldo del pagliaio.  Credevo che se ne sarebbe andata o che qualcuno l’avrebbe, prima o dopo, reclamata.

Mia sorella si era dispiaciuta molto per la perdita di Giuiuzza, tanto che si era pensato di regalargliene un’altra per Natale ma lei non voleva più saperne: le mice sono sufficienti!

Io giro quasi tutti i giorni per il bosco e controllo ovunque: la pecora non se ne era mai andata e le mammelle le strisciavano quasi a terra. Aveva, evidentemente, deciso di estraniarsi dal concetto classico insito nel suo nome ma… sempre pecora è rimasta. Una sera, infatti, sono salita con la macchina per accertarmi che ci fosse e lei, dopo esser scappata, si era infilata con la sola testa dentro il fienile: pecora salva, come lo struzzo. Certo non ci si sarebbe potuta aspettare un’improvvisa esplosione d’acume da un’ovina. L’intelligenza non si è fatta viva in quella testolina simpatica ma è nata Molly e questa è stata una vera scarica di gioia. Il 28 dicembre, come ulteriore regalo di Natale, è spuntata un’agnellina dolcissima che non mangeremo assolutamente a Pasqua. E più in là nemmeno.

Abbiamo trasferito Dolly e Molly nel box accanto quello di Sisco per evitare che la cagna con cuccioli che gironzola nel bosco trovi un pasto per se medesima e prole; il mio cavallo è abbastanza arrabbiato per queste vicine di casa, non fosse altro perché la gelosia se lo mangia vivo e, allora, decide di prendermi a morsi se entro dalle pecorelle.

Tuttavia mia sorella è felice e noi abbiamo salvato una mamma e una figlia che accudiremo come membri della famiglia.

Davvero il più bel regalo riservatoci dal Natale.

 

 

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