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Zampa che ti passa! Sabato, 19 Ottobre 2013 09:19

Il cavallo: un grande animale “da compagnia”

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Il cavallo: un grande animale “da compagnia”

“L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo”.

Proverbio arabo

Avevo promesso di parlare anche di cavalli, ed è proprio giunto il momento. Gli amici “cavallari” hanno atteso anche con troppa pazienza di veder comparire in questa rubrica l’amato e bellissimo amico a quattro “gambe”, nel gergo equestre si chiamano così, guai a definirle zampe!

Partiamo da lontano, un piccolo ripasso di storia non farà male nemmeno ai più esperti, chi è ben istruito in materia pazienterà per qualche riga.

L’Equus caballus, o più semplicemente “cavallo” è un grande mammifero dalle origini molto antiche: i suoi presunti progenitori sono apparsi sulla Terra ben 55 milioni di anni fa. Uno di essi è considerato il tarpan, un cavallo selvatico europeo (oggi estinto) che viveva nelle steppe asiatiche. Gli studi sui fossili dimostrano che l’antico cavallo era molto piccolo (30-40 cm al garrese), aveva arti con 4 dita e una dentatura onnivora. Una buffa creatura direi! Durante il processo evolutivo, i suoi discendenti sono diventati erbivori, adattandosi alla vita nelle praterie; la statura è aumentata, gli arti si sono allungati, modificati i denti e diminuite le dita; il cavallo odierno poggia infatti su un unico “dito” rimasto: il medio. Vivevano in branchi bradi, strutturati in maniera gerarchica secondo un sistema sociale molto sviluppato, con un capobranco e una o più fattrici dominanti.

Questo spiega come mai il cavallo ancora oggi conserva nei suoi geni la capacità molto accentuata di stringere relazioni sociali con i suoi simili. Anzi di più. La maggior sofferenza che si può infliggere a un cavallo (parlo di disagio psicologico ovvio) è proprio la solitudine. A differenza di altri animali infatti il cavallo ha bisogno di relazionarsi con i suoi simili. Ci sono atteggiamenti viziosi che possono diventare vere e proprie patologie (come il famoso “ballo dell’orso”), tipiche dei cavalli molto scuderizzati, ovvero costretti a vivere in box non sufficientemente a contatto con altri loro simili e senza possibilità di movimento. Ecco perché è molto importante poter garantire al proprio cavallo la condivisione di spazi aperti – possibilmente paddock – insieme agli altri, se non è possibile per tutta la giornata, almeno per qualche ora.

Ma torniamo alla storia… con il passare dei secoli e l’intervento dell’uomo si sono diversificate molte razze (682 per l’esattezza), con caratteristiche morfologiche e attitudinali differenti. Tutti conoscono senz’altro l’elegante cavallo arabo dalle orecchie a mezzaluna, il purosangue inglese, veloce come il vento, l’andaluso, il lipizzano, che sembrano danzare, il quarter horse, il cavallo dei cow-boys, l’appaloosa e il mustang, destrieri degli indiani d’America. Anche in Italia abbiamo razze molto antiche che sono state selezionate nel corso del tempo sostanzialmente per il lavoro e il trasporto, come il maremmano, solido e robusto compagno dei butteri nel duro lavoro di “mandriani”, il TPR (cavallo da tiro pesante rapido) prima utilizzato per i trasporti durante la prima guerra mondiale poi nel faticoso lavoro dei campi. E poi ancora il murgese, robusto e docile cavallo da sella, i piccoli monterufolini, adatti anche ai bambini; e ancora cavalli calabresi, siciliani, aveglinesi. Solo per citarne alcuni.

Svariati anche i tipi di monta, e di conseguenza di selle e finimenti. Ogni civiltà e popolo si è inventato un oggetto diverso da fissare sulla groppa del cavallo per ‘sedercisi’ il più saldamente e comodamente possibile. Gli indiani d’America, invece, montavano a pelo i loro cavalli, come anche gli antichi greci. Le staffe, inventate pare dagli arabi e introdotte in Europa nell’Alto Medioevo, servono per appoggiare i piedi e stabilizzare così la posizione del cavaliere: fatto che risultava indispensabile soprattutto durante le battaglie. I tipi oggi più diffusi – e conosciuti – sono la sella inglese e quella americana, ma ne esistono davvero tantissimi (sempre per orgoglio italiano – maremmano – citiamo scafarda e bardella), e questo vale anche per le rispettive testiere e “imboccature”. Oggi esistono anche testiere prive di imboccatura, che agiscono tramite leve sul naso del cavallo o pressioni distribuite sulla testa, lasciando così la bocca libera. Questo tipo di doma, detta naturale, è in realtà una vera e propria “filosofia” poiché è volta a studiare prima di tutto il comportamento, il modo di vedere e di vivere dei cavalli per arrivare a comprenderne timori e atteggiamenti,  creando così un rapporto armonico.

E a proposito di studio del comportamento equino, che peraltro dovrebbe far parte del bagaglio di chiunque desideri avvicinarsi ai cavalli al di là della razza e del tipo di monta, sono tantissime le letture interessanti che si possono fare, per semplice curiosità o per un vero e proprio approfondimento.

Suggerisco di consultare il catalogo di una casa editrice specializzata in equitazione e cura del cavallo: Equitare. In catalogo si possono trovare libri che soddisfano ogni genere di curiosità, tecnica, storica, culturale.

Se posso continuare con i suggerimenti partirei con un libro – edito appunto da Equitare – di Maria Lucia Galli, giornalista, psicologa, “donna di cavalli” come si suol dire.

Il suo Il cavallo e l’uomo. Psicologia, simbolo e mito è una lettura interessante – anche per chi non è esattamente un appassionato di cavalli – che ripercorre l’antica alleanza uomo-cavallo fino alla modernità, cercando sempre di porsi nell’ottica equina, oltre ad analizzare simboli, miti e tradizioni che ruotano intorno alla rappresentazione simbolica di questo stupendo animale.

Buona cavalcata a tutti, se anche non ve la sentite di arrampicarvi sulla groppa di un cavallo, provate almeno a galoppare a briglia sciolta fra le pagine di un buon libro!

 

 

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