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Zampa che ti passa! Domenica, 23 Febbraio 2014 12:30

Le ali di Pegaso

Intervista alla campionessa paralimpica Sara Morganti

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“i sogni possono diventare realtà.
Basta sperare, credere, lavorare, impegnarsi
e, soprattutto, non arrendersi mai”
Sara Morganti 


Arriva e spalanca un sorriso che ti ci tuffi dentro subito e ci resti come in un bel posto: “Sono Sara”.

Ci incontriamo a Coltano, al centro “Terre Brune” dove si allena e dove vive la sua cavalla Royal.

Sara al primo impatto sembra una creatura lieve, delicata, una farfalla che si è appena posata su un fiore e in un attimo potrebbe volare via. Il suo sorriso non lascia mai la stanza che si riempie di persone: c’è chi entra, chi esce, ci interrompono; chi le chiede una cosa, chi la cerca, a nessuno nega la sua attenzione, e quel sorriso.

Non occorre rompere il ghiaccio perché l’aria è già tiepida e accogliente da subito. È come parlare con un’amica, che ci racconta come è iniziato tutto.

“Ho iniziato a montare a 13 anni ed è stato subito amore – gli occhi brillano e quell’amore ci si legge dentro chiaro e forte –. Poi a 19 anni mi sono ammalata di sclerosi multipla”. Ci interrompe il suo istruttore, Alessandro Benedetti, con il quale Sara deve concordare l’orario del prossimo allenamento.

Non è semplice trovare gli incastri giusti perché Sara lavora, come segretaria presso un’azienda, poi si allena e naturalmente deve trovare il tempo anche per le interviste, le trasmissioni, le pubbliche relazioni.

Ha appena vinto (10 febbraio) il Pegaso d’oro per lo sport, consegnatole dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: Sara è un personaggio famoso, è su tutti i giornali! ma lei conserva la sua semplicità, come se la cosa la sfiorasse appena, come se fosse un sogno al quale non riesce ancora a credere.
Sara Herning11 Copia “Vincere il Pegaso è stata un’emozione fortissima – e qui gli occhi si inumidiscono – forse più grande delle medaglie” (ne ha vinte parecchie a dire il vero: 7 ori ai campionati italiani, 3 bronzi agli europei, ha sfiorato il podio mondiale ai Mondiali di Lexington e ottenuto il quarto posto anche alle Paralimpiadi di Londra, tanto per citarne alcune). La invito a continuare ricambiando il suo sorriso contagioso:

“È la prima volta nella storia che il Pegaso d’oro viene affidato a un paralimpico. Ogni anno vengono assegnati i pegaso per lo sport a tutti i toscani che abbiano vinto nell’anno precedente o il Titolo Italiano o una medaglia a Europei, Mondiali o Olimpiadi/Paralimpiadi. Fino a qualche anno fa pensa che questo premio veniva dato solo agli atleti praticanti discipline olimpiche, c’è stata una grande battaglia perché venisse dato anche ai paralimpici ed eccoci qua. Poi c’è il Pegaso d’oro (il titolo di sportivo toscano dell’anno) che è stato dato per la prima volta a me (tra 175 atleti! Sono stati scelti 12 finalisti: c’erano atleti di grandissimo pregio dal punto di vista dei meriti sportivi e onestamente non pensavo che avrebbero scelto proprio me”.

E invece l’hanno fatto e scherziamo sul fatto che ha messo al tappeto perfino un pugile (il fiorentino Fabio Turchi) che è arrivato dietro di lei. “Te lo immagini! Una donna… e oltretutto disabile”. Già, una grande, grandissima vittoria.

Ma torniamo a parlare della sua storia. Sara nasce a Castelnuovo Garfagnana e vive a Barga (ma vi assicuro che “non si sente”, il babbo maestro di scuola elementare ha fatto un ottimo lavoro sulla sua dizione!) a 13 anni inizia a montare a Fornaci, in un maneggio dove fa ogni tipo di lavoretto pur di aggiudicarsi qualche ora a cavallo. Inizia a saltare, i primi assaggi di gare, agonismo, un sapore frizzante cui Sara abitua subito il palato. All’improvviso succede qualcosa, le sue condizioni di salute peggiorano senza spiegazione finché non le viene diagnosticata una terribile malattia: la sclerosi multipla. A 19 anni a sentirti dire che sei malata quasi non ci credi, e infatti all’inizio Sara fa finta di niente: le basta continuare ad andare a cavallo e per un paio d’anni buoni ci riesce. Poi le sue condizioni peggiorano, è costretta a rivolgersi a specialisti e prendere in “maggiore considerazione” il suo stato di salute.

“La prima domanda che ho fatto alla neurologa è stata: posso continuare ad andare a cavallo? Era la prima cosa a cui ho pensato. La sua risposta me la ricordo ancora, anche se sono passati tanti anni. Mi disse che solo io potevo dare la risposta giusta: dovevo considerare se gli aspetti positivi potevano essere maggiori di quelli negativi. E io non ho mai avuto dubbi. Avevo la mia cavallina adorata (che è morta quest’anno) e non ho mai pensato neanche per un minuto di smettere di montare a cavallo”.

Ora è silenzio nella clubhouse, le parole di Sara prendono il volo e volteggiano nell’aria, lievi e pesanti come macigni al tempo stesso: il suo racconto prende vita, immagino una ragazza così giovane cui viene data questa terribile notizia, immagino la sua forza, il suo amore per l’equitazione, che si rivela anche la sua ancora cui aggrapparsi forte per restare a galla nel mare in tempesta.

Voglio sapere di più, mi sento a mio agio e non temo di essere indiscreta a chiederle di continuare, cos’è successo poi?

“A 21 anni sono iniziati i veri problemi, la mia malattia ha iniziato il suo decorso progressivo, ma io non ho mai mollato. Facevo finta di niente, poi un giorno sono caduta e allora mi sono resa conto che dovevo essere più cauta: ho lasciato il salto. Andare a cavallo mi ha sempre reso veramente felice, ma mi mancava il brivido della competizione, dell'agonismo. Stiamo parlando del ’95, io vivevo a Barga e non esisteva l’attività paralimpica o almeno io non ne avevo mai sentito parlare”.

Entra una signora con una carrozzina e un neonato che piange, si vede proprio di tutto in un maneggio! La signora si scusa per il disturbo: deve allattare il piccolo. Sara coglie la palla al balzo: “eccola, è stata lei, Silvia, la mia prima allenatrice!”. Il mondo è piccolo, si sa: Sara ci racconta infatti che nel 2005 scopre che proprio vicino a casa sua c’è un centro ippico che prepara gli atleti disabili alle gare paralimpiche (l’Unicorno a Torre del Lago).

“Ci sono andata e quando l'istruttrice mi ha visto montare, ha deciso di portarmi ai Campionati Italiani Assoluti Paralimpici di equitazione. Ho preparato la gara in meno di un mese e ho vinto un oro e un argento”.

Ecco che quella farfalla lieve e delicata schiude un animo forte, deciso, saldo.

E, tanto per ribadire il concetto, semmai a qualcuno fosse venuto in mente che era stato solo un caso, l'anno successivo Sara vince due ori al Campionato Lombardo Open, due ori al Campionato Toscano e due ori ai Campionati Italiani Assoluti Paralimpici di equitazione.

E poi? Il suo sguardo per un attimo si abbassa, il sorriso si increspa.

“Subito dopo i campionati del 2006 ho iniziato a soffrire di un dolore neurologico cronico a causa della mia malattia. Non passava con niente! E per due anni c'è stato solo questo dolore, che non mi permetteva di fare nulla, ovviamente nemmeno di montare a cavallo”.

Sara vuole spiegare, e lo fa con semplicità e chiarezza, che un dolore neurologico non passa con i farmaci, perché è un dolore “che non esiste”, non è un dolore “reale”, “è solo un messaggio sbagliato”.

Non posso trattenermi dal chiederle come è riuscita a risolvere per poi rimettersi in sella. E qui il sorriso di Sara torna a splendere e si fa grande e pieno come il sole: “È semplice, dato che il dolore non passava ho deciso che almeno potevo non pensarci. E l’unico modo era tornare a montare a cavallo. Mi sono bardata con busto e collare, il dolore me lo tengo ma almeno non ci penso!”.
saramorganti
Ecco, e qui mi viene voglia di inchinarmi e dirle che quel Pegaso solo d’oro zecchino poteva essere per esprimere qual è l’essenza di un vero sportivo, quanti dovrebbero imparare da questa donna la passione, la forza, la perseveranza, l’amore per la propria attività che non è più soltanto “uno sport”, ma diventa una motivazione di vita…

In questi due anni di stop Sara “approfitta” per studiare e si laurea con lode in Lingue e Letteratura straniera. Poi, appunto, rimonta in sella e riparte, per conseguire risultati importanti: due ori agli Internazionali, un argento e il premio d'onore per il miglior risultato tecnico assoluto, poi un bronzo nel Freestyle e un quarto posto agli Europei.

Aprendo una parentesi specifichiamo che Sara fa dressage paralimpico, e il “Freestyle” è la ripresa con la musica: “io inserisco le figure obbligatorie nell’ordine che scelgo io con una coreografia (nel Tecnico è obbligato nda) e ci metto una musica, c’è quindi anche il coefficiente dato dalla coreografia e dalla scelta del brano musicale. La mia prima medaglia europea l’ho vinta nel 2009 proprio col freestyle (Campionati Europei a Kristiansand, ancora nda)”.

Grazie ai risultati ottenuti nel 2013 ai Concorsi internazionali (tre stelle di Sommacampagna, di Sommalomardo e dei Campionati Europei) Sara oggi è terza nella ranking list mondiale e la squadra azzurra addirittura seconda (se non sapete che cos’è non vi preoccupate ce lo ha spiegato con la consueta chiarezza: vuole dire che sommando tutti i suoi risultati agli Internazionali nel 2013 è la terza atleta migliore al mondo nell’equitazione paralimpica).

A proposito di “squadra”: mi ha colpito il fatto che, nonostante l’equitazione sia uno sport individuale, nel senso che il sedere sul cavallo ce l’hai tu e di lì non si scappa, Sara parla spesso al plurale precisando che “noi siamo una squadra nel vero senso della parola, di nome e di fatto. Insieme abbiamo fondato “Cavalcando il Sogno”, un’associazione sportiva nata su idea di Andrea Vigon che ha lo scopo di far conoscere e promuovere l’equitazione paralimpica”.

C’è una bellissima frase di Sara che dice “i sogni possono diventare realtà. Basta sperare, credere, lavorare, impegnarsi e soprattutto non arrendersi mai”, a proposito di sogni: le Olimpiadi di Londra… Sara a Londra ha fatto parte dell'Italia Team Samsung, assieme ad atleti come Valentina Vezzali, Aldo Montano, Tania Cagnotto, ottenendo il quarto posto alle paralimpiadi.

“Londra è stata una magia, non mi potrò mai dimenticare il momento in cui siamo entrati in campo (notare il plurale, sempre nda). Credo che un pubblico così non lo rivedrò mai più: ci hanno accolto con un entusiasmo, una gioia, applaudivano così forte che ancora mi vengono i brividi!”.

Riflettiamo – non senza un pizzico di amarezza – che da noi forse questa cultura ancora manca, “io sono fortunata” dice Sara, “ma quante persone disabili si trovano in difficoltà?”. Poi aggiunge una cosa forte, quanto purtroppo vera: “C’è un passaggio che manca, da noi, il fatto è che ci ammirano tutti, ma è l’equiparazione reale che manca”.

In che senso? Domanda la mia espressione che lei coglie al volo, parlandoci di un tasto molto delicato (e anche un po’ dolente): “prendi gli sponsor: l’anno scorso abbiamo avuto una bella sponsorizzazione da Fix Design che ci ha permesso di gareggiare, quest’anno ancora non sappiamo se avremo i soldi per andare ai mondiali. Perché ne servono parecchi, e noi non ce li abbiamo”. Sara per mantenere la sua attività di campionessa lavora, lo abbiamo detto prima (anzi di lavori scopriamo che ne fa due) ma è dura andare avanti.

“Sia chiaro che a me non importa, voglio dire è il mio sogno andare ai mondiali non mi fraintendere, gareggiare, vincere, ma se questo non sarà possibile continuerò lo stesso ad andare a cavallo. Se non trovo i soldi per andare ai mondiali io monto uguale: monterò a cavallo sempre, anche quando peggiorerò”.

Perché Sara peggiorerà, è pienamente consapevole del decorso della sua malattia: “da quando ho iniziato la mia malattia è molto progredita, la cosa buona però è che il dolore neuropatico non peggiora se ci lavori sopra, va per conto suo comunque. Solo che fai tanta fatica”. Ed ecco che lo fa di nuovo: sorride, semplice, pulita, animo grande, ali di aquila che si alza nel cielo e sfida le correnti; tutto il resto lo lascia giù, come quando sale in groppa alla sua cavalla, libera e felice.

Stiamo rubando tanto tempo a Sara, fuori comincia a imbrunirsi il cielo di una giornata serena, ma non abbiamo voglia di lasciarci, non ancora.

Sara ci spiega alcune regole e dettagli tecnici: “io gareggio al passo, perché il mio grado di disabilità è il più grave”. Esistono infatti le categorie a seconda del grado disabilità e sono: 1A - 1B - 2 - 3 e 4. Lei è “1A”. Le viene da ridere raccontando che le prime volte non ci credevano, che l’hanno visitata per diritto e per rovescio perché pensavano che in qualche modo “bluffasse” e alla fine il dottore concluse: “no, no guardi lei è proprio un 1, e A per giunta!”. Bella scoperta eh?!

Ecco che aggiunge che nei gradi 1 e 2 l’istruttore può montare il cavallo per un massimo di mezzora prima della gara, per riscaldarlo. Le gare poi si svolgono al passo, i suoi piedi vengono fissati alle staffe con degli elastici, le mani hanno una specie di asola che fissa le redini, con due fruste lunghe tocca il posteriore del cavallo per direzionarlo.

Sara in pratica monta senza la forza delle gambe e senza quella delle braccia e io le domando senza tanti fronzoli con cosa lo guida il cavallo; la risposta è… “da Sara”, semplice e diretta: “col pensiero! Sono la prova vivente che con i cavalli la forza non serve!”.

Eccome se è vero! In gara monta al passo, ma in campo fa anche trotto e galoppo.

Parliamo anche del futuro, per scoprire che, a parte le gare, Sara non scarta anche un’altra possibilità: “Ora sono diventata tecnico paralimpico e penso anche che un domani potrei insegnare, non mi dispiacerebbe anzi”…

S’è fatto tardi davvero, ma non possiamo andarcene senza conoscere la sua principessa, perché un cavaliere senza il suo cavallo è sempre un essere a metà. Royal sente la sua padrona avvicinarsi e si affaccia al box, non la infastidisce la presenza di estranei che anzi accetta di buon grado, o almeno così pare; si rivela in realtà piuttosto contrariata quando scopre che ci siamo presentati “a mani vuote”, che maleducati questi umani! Nemmeno un occhio di riguardo per una campionessa… Ci scusiamo come possiamo, con la promessa di tornare a trovarla e portarle una gustosa carota o una caramella, perché io queste due campionesse le voglio proprio vedere all’opera!

È l’ora di andare, una stretta di mano che promette un arrivederci; guardo questa piccola grande donna e penso che il Pegaso è proprio il simbolo giusto per lei: cuore coraggioso e forte di cavallo, ali per volare libera nel cielo dei sogni.

Playlist Video:

 http://www.youtube.com/watch?v=iZiyN9BvyJw#t=18

 http://www.youtube.com/watch?v=9J9TWl7PfNc

 http://www.youtube.com/watch?v=en9WdbO8E48

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