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Zampa che ti passa! Martedì, 25 Marzo 2014 22:06

Un cane veterano

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Un cane veterano - 5.0 out of 5 based on 4 reviews
Voglio partire con un testo davvero speciale per questa iniziativa “ZAMPA ANCHE TU” con la quale questa rubrica apre le porte alle vostre esperienze, di adozione e di vita insieme ai vostri pelosi del cuore.
In questo primo caso si tratta di un racconto che ha scritto un bambino quando aveva dodici anni, all’inizio della seconda media. La professoressa aveva dato come compito per casa un tema sull’abbandono, visto con gli occhi degli animali.
EDOARDÒ ALÌ, si chiama così questo giovane scrittore (che adesso ha quindici anni), in quell’occasione ebbe l’idea di scrivere “un diario”, al quale il cane che è il protagonista e parla in prima persona affida i suoi pensieri, intitolando il suo tema “Un cane veterano”.
Questo racconto di Edoardo ci dà anche l’occasione di toccare un argomento importante e che tanto ci sta a cuore: l’abbandono.
Grazie piccolo scrittore dal cuore a forma di zampa! Non smettere mai di scrivere e… di amare gli animali!
 
UN CANE VETERANO
di Edoardo Alì

22/12/99
CARO DIARO
Oggi Bob sembra strano, è da un po’ di tempo che non mi considera tanto…
Deve avere qualcosa che non va, il mio padroncino. Lo so che è grande e vaccinato ma io, Teddy, soprannominato la bestia di casa, lo chiamerò così finche vivrò!

23/12/99
CARO DIARIO
Oggi Bob non mi ha nemmeno accarezzato quando gli sono andato vicino e gli ho scodinzolato. Dimmi te se si tratta così il cagnolino domestico! Ho bisogno di affetto anch’io!

24/12/99
CARO DIARIO
Oggi Bob mi ha addirittura dato un calcio perché ho mugolato per il sapore schifoso della roba che mi dà da mangiare. Ho deciso che non gli rivolgerò più la parola finché non mi chiederà scusa!

25/12/99
CARO DIARIO
Oggi è venuta Jessy e Bob mi ha chiuso fuori casa per tutta la notte di Natale. Spero almeno mi abbiano fatto un regalo! C’era un freddo lungo le scale e i rumori della notte mi facevano paura, ma dei due nemmeno l’ombra… Mi è quasi venuto da piangere al ricordo di quando lui era piccolo e si giocava nel parco sempre uniti in mille avventure.

31/12/99
CARO DIARIO
Stamattina Bob, finalmente, mi ha detto che mi porterà in un posto speciale… Non vedo l’ora! Mi ha caricato nella sua scatola grigia e dopo un ‘ora di viaggio ci siamo fermati. Eravamo nella cosiddetta autostrada. Non capivo il perché di quella sosta. Mi ha preso di peso e mi ha trascinato fuori dalla grande scatola grigia a quattro ruote.
Avevo un po’ paura, ma con Bob lì vicino, mi sentivo protetto.
INFATTI, CON BOB Lì VICINO. IL PUNTO ERA CHE BOB ERA RISALITO NELLA SCATOLA GRIGIA PIU’ VELOCE DELLA LUCE E MI AVEVA LASCIATO LÌ!
Mi sentivo confuso e impaurito, tutte quelle scatole così rumorose e così veloci…
Ero smarrito come quando troppe cose capitano troppo velocemente e non hai il tempo di pensare.
Affannavo, a stento respiravo, boccheggiavo e mille pensieri mi attraversavano la mente.
Stetti ad aspettarlo per tutto il giorno; al calar della sera mi convinsi che era la fine, l’ultima delle nostre avventure. Fine, fine di tutto il mondo che conoscevo e che mi era amico.
Verso mezzanotte sentii uno sparo, poi molti altri.
Ero letteralmente in preda ad una specie di follia che mi diceva “Corri, corri lontano o qui finiamo male!”
Mi alzai e incominciai a correre senza meta come se in quella corsa volessi scaricare tutta la tensione accumulata.
Guardai il cielo, strani fuochi colorati esplodevano con sibili assordanti. Sembrava che le scintille mi cadessero addosso, era come se tutto il nero del cielo mi cadesse addosso!
Un rombo, l’impatto, un dolore lancinante alla zampa destra, un brusco arresto di qualcosa di grosso che ormai non ero più in grado di vedere.
Mi accorsi di essere per terra e di sanguinare, avevo freddo.
L’ultima cosa che vidi prima di svenire erano sagome ormai indistinte e suoni senza più significato!

1/01/2000
CARO DIARIO
Mi svegliai con la zampa fasciata in una calda cuccia, un bambino mi stava guardando.
Subito chiamò qualcuno e tutta la famiglia si riunì al completo davanti a me.
Allora capii che nel buio una luce si era riaccesa, il mio cuore aveva ripreso a sperare.
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