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Zampa che ti passa! Mercoledì, 09 Aprile 2014 13:05

Sono Marie: la gatta letterata

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Sono Marie: la gatta letterata - 5.0 out of 5 based on 4 reviews
“Il gatto è una creatura indipendente, che non si considera prigioniera dell'uomo e stabilisce con lui un rapporto alla pari”. 

Konrad Lorenz

Ed eccoci al terzo appuntamento di ZAMPA ANCHE TU!, stavolta abbiamo un protagonista felino, raccontato da Stefania D’Echabur. Nonostante il cognome francese, la nostra Stefania è nata, vive e scrive a Livorno: come giornalista sulla rivista LIVORNOnonstop, come narratrice ha scritto tanti racconti ricevendo anche prestigiosi premi.  Ama i libri, il teatro e… ovviamente i gatti!

Sono nata unica femmina insieme a tre maschietti, mia madre mi ha “scartata” e non mi ha voluto dare il latte. Devo ringraziare una signora con gli occhi di gatta come i miei perché se non ci fosse stata lei a nutrirmi sarei morta di fame.

Per sconfiggere la solitudine mi ha tenuta tutta “appiccicata” al suo corpo, facendomi sentire il battito del suo cuore e tanto calore.

Per il resto la vita con i miei simili non era un granché, buscavo un sacco di botte dalla mattina alla sera.

Poi un giorno mi hanno messa dentro una scatola rosa con dei buchi, un ragazzo mi ha prelevato e portata via da quella umana tanto buona.

Dopo varie peripezie, non mi sto a dilungare, mi ha adagiata sopra un tappetino davanti ad una porta ed è andato via a gambe levate dopo aver suonato a un campanello.

La porta si è aperta, ed ho sentito dire: “E questo cosa è?”.

Quando la signora mi ha prelevato da lì dentro ho avuto tanta paura, ha iniziato a urlare, poi piangeva e poi rideva, tutto questo tenendomi stretta a sé, lì per lì ho pensato che fosse matta!

Era il Santo Natale, ma per la sorpresa del mio arrivo si stava trasformando in qualcosa che di santo aveva ben poco. L’uomo di casa ha iniziato a urlare, a dire che non mi voleva, e guardandomi ha aggiunto:

“E poi è anche bruttina!”.

“Bello lui!”. Ho pensato.

La “matta” insieme a quella che poi è diventata la mia sorellona senza peli, sono state irremovibili, “la micina resta qui!”. Da quel momento sono iniziate per me tante coccole e bacini.

Dopo due giorni, forse meno, anche lui era cotto di me, ma io certe frasi non le dimentico con facilità e quando si avvicina io mi allontano, così impara! Però gli voglio bene, perché non si stanca mai di dirmi paroline dolci.

Sono passati quindici mesi da quando sono nella mia nuova casa, mi chiamo Marie, ma mi chiamano anche topina incipriata, perché ho un aspetto raffinato, quasi aristocratico, e poi sono viziata un pochino da tutti e sapete com’è, approfitto del mio ruolo e faccio la preziosetta.

La mia vita ha preso una bella piega, tanto che sono diventata una gattina letterata.

Esagerata, direte voi, statemi a sentire e poi ne riparliamo!

Ho capito quasi subito che i miei compagni umani erano gente “strana” e ho pensato: “questi sono artisti, credo che con questa razza di sicuro ne vedrò delle belle!”.

La mia tatona legge sempre a voce alta, mentre lo fa, batte con il dito sul tavolo e io faccio altrettanto con la coda, il guaio arriva quando sbatacchia più di una volta, lì vuol dire che c’è una stonatura, allora torna indietro e se al testo manca la musicalità, come dice lei, si arrabbia.

Potete immaginare poverine le mie orecchie, e così mi defilo, sapete noi gatti non siamo nati per le stonature e nemmeno per i toni alti, ci sentiamo benissimo.

In questi casi non so se è una benedizione o una maledizione essere gatte letterate.

Però mi diverto tanto, e ho anche le mie belle gratificazioni.

Come quando tempo fa, tata mia ha scritto una filastrocca dedicata a me e partecipando a un concorso le hanno consegnato una pergamena con la storia che ha messo in cornice.

Dopo pochi giorni dal fatto, dove mi sentivo già alle stelle, una giornalista ha telefonato a casa per “farci” un’intervista.

Essermi vista scritta e fotografata sul giornale è stato esaltante, non credo che capiti a tutti i gatti!

Tornando un passettino indietro, nella mia situazione c’è anche qualche nota dolente, non è che sia tutto rose e fiori, tanto per non essere retorici…

Infatti non mi sono divertita per niente quando lei ha scritto un racconto noir.

Parlava di un serpente che uccide e mangia il suo umano. Ho visto che nei dialoghi tatona trascriveva le cose che ci diciamo noi, insomma copiava il nostro quotidiano, la guardavo accigliata e per dire la verità ho pensato: “proprio di me si doveva servire?” e contrariata mi sono rimpiattata sotto il letto, avevo anche leggermente paura!

Poi capita che ogni tanto mi scoppia la testa quando cerca gli aggettivi: fa un elenco lungo lungo e poi screma, screma, screma, che lavoro noioso e che barba!

Ops… che baffi!!

Il sereno torna quando sfoglia i libri e io mi acciambello accanto a lei, socchiudo gli occhi e con la mano mi accarezza la testina. Quando dice: “Senti bella questa Marie” metto le orecchie tutte dritte perché vuol dire che legge qualche frase a voce alta, e lì diventa una goduria, non che lei scrive male, ma ascoltare Maupassant, Zadie Smitt, Flaubert è tutta un’altra musica e una vera benedizione dal cielo.

Invece per quando riguarda la tatina che suona il violino mi è andata di lusso, sbaglia raramente, e sapeste quanto mi piace avere il privilegio di ascoltare musica dal vivo.

Appena tira fuori lo strumento dall’astuccio io mi sistemo per benino ai suoi piedi, e così memorizzo le melodie, la mia preferita? Amo Mozart in assoluto, ma quando mi dedica gli Aristogatti mi emoziono tanto!

La prima volta che ascoltai un cd di musica classica, Uto Ughi, per essere precisine, ho fatto ridere tutti: mi sono messa ritta come uno scoiattolino sulla cassa e miagolavo insieme alla sinfonia, vi dirò ero anche abbastanza intonata!

Dei lavori del pittore purtroppo non godo molto, perché lui lavora al suo studio. Ma da quello che ho potuto sbirciare dentro le sue cartelle credo che ne combini di tutti i colori!

In compenso mi fa posto sul divano quando pare a me, ossia, quando alla televisione fanno vedere i viaggi nel mondo dei musei. Guarda oggi, guarda domani, ho sviluppato un buon occhio e riconosco un quadro bello da una crosta.

Ultimamente con l’uomo ho fatto un po’ di pace, e ogni tanto gli concedo di farmi dare qualche lisciatina.

Pensate che quando ho compiuto un anno è tornato a casa con un regalo tutto per me.

Con le sue mani ha costruito una casa di legno, l’ha pitturata di arancio, verde e viola e sul tetto c’è la scritta Villino Marie.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel Natale, tanti mesi, tutti di un amore… non mi vengono le parole, però, so che a parlarne mi viene tanto struggimento alla pancina.

Non sono cresciuta molto, infatti mi chiamano nanetta, però sono maturata e ho quasi smesso di graffiare quando gioco. Ho abbandonato l’abitudine di fare l’ascensore sulle gambe di tata per salire sulla sua spalla, è vero, non sono mica un pappagallo?!

L’unico neo che mi è rimasto e che ancora non riesco a superare, è il distacco quando lei esce di casa.

Piango tanto, mi rotolo sulla credenza facendo capriole, mi sdraio davanti alla porta, se poi mi sveglio con la zampina sinistra, ossia di malumore, mentre lei si avvia per andare, io di sorpresa, rincorrendola salto e le mordo il così detto di dietro. Lei dice: “che male!”, e poi con una carezza aggiunge: “non sei il canino della Melinda”. Non ho capito cosa vuol dire, è strana, ve lo avevo detto!

Lei dice che sono il suo amore e ogni giorno lo sono sempre di più!

Lui quando entra in casa per prima cosa chiede: “ la micina?”

La tatina è come una sorellina, è dispettosa e io mi rimpiatto sotto ai mobili, però mi fa fare sempre il pane sulla sua vestaglia… e poi si gioca tanto!

Vi devo salutare, spero che adesso siete convinti che sono una gatta speciale.

Dimenticavo una cosa.

Siccome sono un po’ furbetta, ogni giorno uso qualche strattagemma per stupire la mia mamma umana, e siccome mi dice che sono la sua “musina” ispiratrice, quando le stuzzico l’appetito letterario lei scrive su di me sopra quel “coso” dove pigia sempre le dita. Che soddisfazione avere un gruppo di fans sul web!

Vivere in un appartamento pare che sia noioso, a me non capita.

E poi ora siamo una vera famiglia.
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