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Zampa che ti passa! Venerdì, 11 Luglio 2014 16:53

Una semplice domanda. Seminario di Luca Spennacchio sul tema “uomo-cane”

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Una semplice domanda. Seminario di Luca Spennacchio sul tema “uomo-cane” - 4.2 out of 5 based on 5 reviews
Il seminario di Luca Spennacchio organizzato presso l’ippodromo di San Rossore dalle educatrici del centro AKA DOG è iniziato con una domanda semplice. Banale apparentemente. “Perché avete un cane?”. Questa la so, abbiamo pensato subito tutti. È un po’ come quando a un esame ti viene fatta una domanda che sembra la più facile di tutte e senti già di avere in pugno la situazione. In realtà, dietro, intorno e sotto questa “semplice domanda” si è svolta tutta la giornata dedicata al tema “la relazione uomo-cane oggi”. E non è che abbiamo esaurito l’argomento. Anzi, se è vero che l’appetito vien mangiando abbiamo appena assaggiato l’antipasto, giusto per farci venire l’acquolina in bocca per la voglia di scoprire tutte le altre portate di quella meravigliosa tavola imbandita che è proprio il rapporto tra queste due creature, antico quanto, ancora e a maggior ragione oggi, attualissimo. Interrogarsi davvero, in modo profondo, sulle motivazioni che ci portano ad accogliere nella nostra casa, e nel nostro cuore, un cane significa prima di tutto farsi delle domande sulla nostra specie che, peraltro, è una specie animale, né più né meno delle altre e come tutte è mossa da “motivazioni” che ne indirizzano il comportamento. Circa otto milioni di famiglie nel nostro paese vivono con un cane. Siamo tanti dunque, e la risposta “ho un cane perché mi piace” non può bastare. Un cane costa tantissimo, in termini affettivi, emotivi, di tempo e, ricordiamocelo, economici. Un cane complica le nostre vite già complicate per mille altri motivi: se hai un cane devi “modificare” le tue abitudini, la tua casa, magari l’automobile, sei costretto a forti vincoli per le tue uscite, gli spostamenti, le vacanze. Quando è sano. Tutto diventa enormemente più complicato quando si presentano problemi di salute e, ovviamente, quando il nostro amico invecchia. Ma anche da cucciolo l’impegno non è certo di poco conto: sapevate che un cucciolo fa la pipì e la cacca dove gli capita per diverso tempo? E che si sveglia di notte? E che deve essere lasciato solo con molta gradualità? Bè, è facile capire, ci fa riflettere il nostro Luca mentre Kaos, il suo cane, fa il giro di tutti gli allevi per rimediare (dopo un pezzo di brioche) anche una cospicua dose di coccole umane, che la risposta “perché mi piace” è davvero inadeguata. Cavolo è vero. Allora la domanda non è così semplice come sembrava a prima occhiata. A volte le persone rispondono adducendo una “funzione”: ho preso un cane perché mi serve per fare la guardia, oppure perché mi fa compagnia. Una piccola parte prende un cane “perché ci lavora”, ma sarebbe davvero dura, al giorno d’oggi, pensare di prendere, per esempio, un border collie perché si ha un branco di pecore da gestire. Certo, quella sarebbe la “funzione” che renderebbe felicissimo quel tipo di cane che, però, nella quasi totalità dei casi, dovrà accontentarsi di altro. Dunque la risposta non può essere legata a una “funzione pratica”. Lo era nel passato, quando davvero sulla collaborazione di questi meravigliosi animali si reggeva spesso l’economia rurale, legata all’allevamento. Per rispondere dunque a questa domanda occorre prima chiederci “che tipo di animale” siamo noi, e soprattutto perché siamo così attratti e curiosi verso il mondo animale. Prima di tutto la nostra motivazione è di natura “parentale” il che significa che all’uomo piace “prendersi cura” degli altri esseri. Ce lo impone la nostra natura, poiché siamo mammiferi che partoriscono cuccioli inetti, che necessitano a lungo cioè del sostentamento dei genitori prima di poter sopravvivere in autonomia. Così il dare nutrimento e protezione a un essere indifeso risponde a un nostro “bisogno”, a una motivazione forte che ci dà inconsciamente appagamento. Può sembrare pura filosofia, ma se ci riflettiamo un attimo troveremo presto applicazione pratica di questo concetto: che cosa fa un bambino di fronte a un animale? Qual è il suo primo desiderio? Dargli da mangiare, e prenderlo in braccio. L’altro aspetto che ci spinge così fortemente verso il mondo degli animali è la curiosità che da sempre è fonte per l’uomo di creatività ed emulazione. Luca ci ricorda con esempi impensati quante delle “scoperte” umane siano in realtà delle “copie” di quanto si è osservato in natura. L’uomo coglie quello che esiste già in natura e lo riproduce. Da sempre. Ma gli animali per l’uomo non sono soltanto stati essere verso i quali esprimere la nostra cura parentale, oppure da osservare per trarne interessanti scoperte; nel passato sono stati per l’uomo anche oggetto di culto e incarnazione del divino. Si osserva in ogni cultura che l’elemento animale e quello divino si compenetrano fino a diventare in moltissimi casi una cosa sola. E qui gli esempi sarebbero davvero infiniti, spaziando dalle culture nordiche fino agli Egizi, attraverso tutto il globo. Ogni forma religiosa include in qualche modo un collegamento con il mondo animale perché l’uomo ha sempre pensato che gli animali appunto avessero la facoltà di entrare in contatto con gli dei, attribuendo loro capacità soprannaturali. Ma questo, sebbene interessantissimo, sarebbe un discorso davvero lungo che necessiterebbe un approfondimento di carattere storico-antropologico di grande spessore. La zooantropologia è la scienza che studia la relazione uomo-cane: torniamo su questo. Il tempo scorre rapidamente, Luca parla delle sue esperienze, degli studi, tutto sommato recenti sulla relazione uomo-cane: basti pensare che fino agli anni novanta si è ragionato in termini di “addestramento” e di “morfologia di razze”. Ma da quanto tempo l’uomo vive con il cane? Ci chiede. Di sicuro nessuno lo sa. Possiamo datare alcuni reperti con una buona approssimazione (come la famosa mandibola rinvenuta in una sepoltura in Germania risalente a circa 14.000 anni fa), ma di fatto è ragionevole affermare che l’uomo vive con il cane da sempre. E non è un modo di dire: da sempre vuole dire da quando esiste l’homo sapiens sapiens. Oltre centomila anni: centrotrentamila, per l’esattezza. Quanto è cambiato l’uomo in questo lasso temporale? E quanto il cane? Se ci poniamo queste domande, ecco che il quesito iniziale, semplice, innocente, “da bar” comincia ad assumere un aspetto del tutto diverso. L’uomo ha potuto compiere la sua evoluzione a fianco del – e grazie al – cane. Oggi i cani non ci servono più: abbiamo gli allarmi, le macchine, i più sofisticati mezzi di comunicazione. Che cosa se ne fa l’uomo moderno di un cane? Bella domanda Luca, che continua ad aleggiare nell’aria tersa e profumata di San Rossore; rimbalza fra i tavoli mentre pranziamo, ci accompagna di nuovo alla nostra postazione di ascolto. Riprendiamo la lezione. Anche il pomeriggio trascorre veloce, e noi non siamo ancora desiderosi di capire, approfondire, arrivare al nocciolo della questione. Luca è coinvolgente, aggregante, comunicativo. Non importa usare paroloni per comunicare concetti importanti: è importante che arrivino a tutti, chiari, semplici, perché la semplicità è alla base delle cose più belle. Come la relazione uomo-cane. È semplice, esiste da sempre. E oggi più che mai, concludiamo la lunga riflessione iniziata nove ore prima, assume un’enorme importanza di cui è bene prendere piena consapevolezza. Luca definisce il cane “la nostra porta sul mondo”. Lui conserva quella capacità di coinvolgimento nel quotidiano, il cane è invasivo, cerca costantemente di mettersi in comunicazione con noi. È l’unica specie esistente sulla faccia della terra che passa la vita a osservarci e impara a leggere tutto di noi, registrando ogni minimo cambiamento di umore, di atteggiamento. Il cane è la nostra ultima occasione, di legame con la natura, e quindi di riconciliazione con noi stessi. Un’occasione davvero troppo importante per lasciarsela sfuggire non trovate? Ecco perché in chiusura di questo seminario abbiamo deciso di rispondere alla domanda “perché hai un cane” con un’altra domanda: “e perché non dovrei averlo?”. Grazie ancora a Luca Spennacchio e al centro di cultura cinofila AKA DOG.
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