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Cibus in fabula

Martedì, 07 Ottobre 2014 21:58

Briciole di buon senso

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Briciole di buon senso

Torno su Pollicino, il bambino alto giusto un pollice che per non perdere la strada del ritorno disseminava chicchi di grano ammuffito. Da bambina me la raccontavano diversamente: Pollicino sbriciolava con perizia un tozzo di pane, le cui briciole venivamo beccate dai corvi. Comunque sia andata davvero, la storia di miseria e disperazione dei due genitori poverissimi che si vedono costretti ad abbandonare i propri figlioletti nel bosco, mette tristezza e mi ricorda quella di popoli lontani, ma nemmeno poi tanto, che non possono assicurare pasti quotidiani ai loro bambini.

Appartengo alla generazione in cui un bambino, quando faceva i capricci a tavola, si sentiva dire spesso “vergognati, ci sono bambini che non hanno nulla da mangiare!”. Forse è per questo che la favola di Pollicino mi ha sempre colpito e che a buttare via il cibo mi sento male.

Tuttavia, da piccola non capivo il peso di quell’esternazione. Cosa c’entravano i capricci a tavola con i bambini africani affamati? Non coglievo bene il senso del rimprovero, se non quello di una sorta di “colpa” che incombeva anche sulla mia testa per il solo fatto di essere nata in una famiglia e in un paese in cui non c’era una tale miseria.

Con stupore, mi rendo conto che affermazioni del genere si ripetono oggi in molte famiglie e in molti momenti conviviali, in cui il bambino di turno, se non mangia o lascia qualcosa nel piatto, attira l’attenzione di tutti gli adulti presenti e viene sottoposto al solito rituale che lo giudica inesorabilmente colpevole di spreco!

D’altra parte, è bene ricordarlo, viviamo nell’epoca del consumismo sfrenato: da un terzo alla metà del cibo prodotto ogni anno a livello globale diventa rifiuto. E non ci si può raccontare la frottola che sia superfluo, visto che per la FAO 805 milioni di persone nel mondo sono ancora sottoalimentate!

Come la mettiamo, allora? Da dove partire per evitare di essere consumatori “spreconi”? Dai bambini a tavola? Anche. Ma il primo passo potrebbe essere, ad esempio, quello di eliminare dalla lista della spesa settimanale gli alimenti che mangiamo una volta ogni tanto, riservandoci di comprarli giusto all’occorrenza. Altro accorgimento: andiamo a fare la spesa a stomaco pieno, saremo meno soggetti a tentazioni e condizionamenti. Non acquistiamo scorte enormi di cibo: rischiamo di doverne buttare via una parte se non verranno consumate entro un certo periodo. Evitiamo di comprare cibo confezionato: paghiamo un rifiuto! Compriamolo fresco e di stagione: sarà più gustoso e lo consumeremo più volentieri.

E i capricci dei bambini? Direi che per quelli siamo noi adulti a dover riflettere. Quale bambino non ha mai fatto una bizza a tavola? E quale bambino con le sue ripicche ha causato la fame nel mondo?

Siamo pratici e pazienti, insegnando loro a mettere nel piatto solo ciò di cui sentono il bisogno. Lasciamo che autogestiscano il loro appetito, senza forzarli, né ricattarli. E se qualche volta lasceranno qualcosa, usiamo il buon senso: ricicliamo, ri-cuciniamo, ri-proponiamo. Nessun bimbo ha mai sofferto per aver mangiato gli avanzi del giorno prima. Nemmeno nelle favole!

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