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Freud sulla spiaggia

Venerdì, 03 Ottobre 2014 15:44

L’incomunicabilità ai tempi dei social

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Definizione della Treccani:

“Incomunicabilità Incapacità o impossibilità di comunicare con altri, o più spesso con tutti gli altri, di stabilire un rapporto vivo e profondo di conoscenza con sé stessi e con gli altri, da cui deriva un senso di solitudine e di isolamento: senso e concezione della vita che, fatti propri da molta letteratura del Romanticismo e, più ancora, del primo Novecento (culminante in Italia nell’opera di L. Pirandello), confluiscono nel dopoguerra nel più ampio motivo dell’alienazione esistenziale, trovando anche espressione artistica nel cinema.”

 

Nella mia professione di psicoterapeuta mi trovo sempre più davanti a clamorosi casi di incomunicabilità tra persone.

Non credo che ciò dipenda solo da ciò che è stato tante volte detto ovvero: troppo lavoro, la televisione, i social che ci abituano a scrivere in modo sempre più povero, gli smartphone e chi più ne ha e più ne metta.

Io mi trovo davanti a qualcosa di diverso, ovvero più che dal non parlare l’incomunicabilità è dovuto a non ascoltare.

Erich Fromm scrisse un bellissimo libro, non troppo conosciuto: “ L’arte di ascoltare” (Ed. Mondadori). Oggi noi abbiamo molti impedimenti a quello che si chiama l’ascolto attivo. Ascoltare non è “sentire”. Ascoltare si fa con la mente, sentire con gli orecchi.

Ci sono tante distrazioni all’ascolto: il cellulare che squilla, gli avvisi di FB, What’up, i pensieri della vita quotidiana, lo stress e l’ansia che aumentano sempre di più ecc. ecc.

Non ci chiediamo mai cosa prova l’altro quando percepisce che noi non siamo concentrati su di lui. Basterebbe pensare che non è educato o che cosa proviamo noi quando ciò ci accade. Spesso perdiamo pezzi di discorsi, si danno risposte che c’entrano poco.

Alla fine l’altro percepisci “disinteresse” per ciò che ci sta dicendo. Per cui poco apprezzamento, meno affetto, lontananza, distanza, frustrazione. Insomma una barriera, una siepe che si fa sempre più alta e fitta. Alla fine esce la solita frase…”ma che te lo dico a fare!”. Purtroppo spesso è vero!

Sarebbe meglio dire all’altro: “Scusa ho la testa ad altro, non ti ascolterei con la dovuta attenzione. Parliamone tra un po’”

Ho ascoltato molti ragazzi che mi dicevano che i genitori fanno solo le solite domande sulla scuola, su come va, ma non ascoltano le risposte; non percepiscono le sfumature, le difficoltà. Infatti se non si ascolta per bene si perdono le sfumature. E’ come sentire la musica classica al Luna Park!

Nei rapporti sentimentali si ha quasi paura di confrontarsi sui sentimenti, di parlarne, di parlare dell’amore, di cosa si prova. Di raccontarsi, di parlare di come il tempo ci cambia.

Alla fine si parla solo del più più, meno meno o dei problemi pratici. In realtà cala il silenzio con le sue ombre di ambiguità, e si perde il contatto profondo delle anime.

Allora poniamocelo come compito quello di ascoltare davvero, di spengere i cellulari e la televisione, quando qualcuno ci parla.

 

“Amare vuol dire soprattutto ascoltare in silenzio”.

Antoine de Saint- Exupery

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