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Freud sulla spiaggia

Domenica, 12 Ottobre 2014 18:40

Sulla paura di amare

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È inutile sostenere che sentire l'amore come un atto di dare dipende dal carattere dell'individuo. Al contrario, presuppone la conquista di una posizione prevalentemente produttiva; in quest'orientamento l'individuo ha vinto l'indipendenza, l'onnipotenza narcisistica, il desiderio di sfruttare gli altri o di tesaurizzare, e ha tratto la fede nei propri poteri umani, il coraggio di fare assegnamento nel conseguimento delle proprie mete. Nella misura in cui queste qualità mancano, egli ha paura di dare se stesso, e quindi di amare. “

Erich Fromm L’arte di amare

Perché sempre più persone hanno paura di amare e di essere amati? Vedo sempre più pazienti, amici che avvertono che sta nascendo un sentimento di amore verso un’altra persona e ne sono impauriti. Esitano ad abbandonarsi all’impeto di una pulsione così intensa e bella.

Paura poi dell’abbandono, di perdere, paura di mettersi in gioco? Di non essere all’altezza? Di perdere la propria libertà, di dover rinunciare a qualcosa di se stessi? L’elenco potrebbe essere lungo! In un libro da me curato anni fa ho descritto quella che per Freud ed altri è la genesi psicologica di questo problema. “Tutto ciò ci rimanda ovviamente al nostro rapporto con la “mamma”, alle nostre ferite inconsce più profonde, alle falle nella nostra struttura psicologica che nascono nella mancanza, o supposta tale dal nostro inconscio, del rapporto affettivo con la “mamma”. O ancor peggio affondano le radici nell’abbandono o vissuto tale della madre verso il figlio. E dopo, nel crescere, nelle incomprensioni, nei conflitti non risolti, nelle disubbidienze non agite nella mancanza di complicità con le figure genitoriali”.

Se noi troveremo il coraggio di vivere sino in fondo le esperienze amorose della nostra vita, allora e comunque noi recupereremo questa affettività perduta e nella nostra capacità d’amare, quella d’essere felici.

Comunque io ho anche il dubbio che noi facciamo un errore di prospettiva: noi “pensiamo” all’amore, noi “ragioniamo” sull’amore, cioè entra in gioco la nostra parte razionale. No l’amore “si sente”!!! E’ un sentimento, è una delle pulsioni più forti che noi proviamo.

Tutto ciò che alberga nell’inconscio ci fa sempre più paura.

Non sempre poi siamo coscienti che ogni volta che “percorriamo” un percorso amoroso ci trasformiamo. Negli scambi libidici affettivi con l’altro perdiamo ed acquistiamo sensibilità, esperienze nuove che ci trasformano al di là, spesso, del nostro sentire cosciente.

Ed i cambiamenti fanno paura.

Un attento osservatore noterà che l’amore è sempre più denso di paure. L’aspetto romantico, romanzesco, la lenta scoperta dell’altro che era parte integrante del corteggiamento è sempre più smarrita.

Forse siamo divenuti troppo narcisi per mostrarci come veramente siamo. Amare è scoprirsi, arrendersi all’altro, essere prede di ansie nuove e non razionalizzabili. Il tempo assume dimensioni diverse . L’attesa lo dilata e la presenza dell’amato lo contrae. Ci sembra sempre troppo poco.

Anche questo ci dà un brivido di paura.

Oggi prevale lo smarrimento sull’abbandono.

Si per amare occorre un grande coraggio. E’ più sicuro vivacchiare. Però c’è la stessa differenza tra chi naviga lungo la costa, al riparo delle insenature e chi affronta l’oceano.

L’amore è navigare sulle onde, è la paura della tempesta, è la vertigine che ti da essere su una barca con il mare grosso. A volte si può anche naufragare. Ma allora si fa come Robinson; si sopravvive e ci si ripara, ma poi si costruisce una zattera e si riaffronta l’oceano. O si resta soli sull’isola deserta.

Io sono fermamente convinto che ogni qual volta ci rendiamo conto che non possiamo esprimere liberamente ed al massimo delle potenzialità la nostra affettività, noi non viviamo pienamente la nostra vita.

Prima o poi dovremmo fare i conti con i “rimpianti” e i rimpianti uccidono.

Amare non vuol dire rinunciare a se stessi ai propri interessi, anzi vuol dire “condividerli”. Vuol dire quasi vivere due volte. Oggi si sta perdendo la capacità di condividere la nostra anima con qualcuno. Io penso che questo sia una delle più grandi cause di malattia. La solitudine profonda ci procura una perdita di significato e questo ci fa ammalare.

Amare è uscire dal proprio piccolo mondo, dai nostri problemi quotidiani, dalle nostre relazioni spesso fatte di conflitti familiari e si allarga il cuore.

“Amor c’ha nullo amato amar perdona

mi perse del costui piacer sì forte

che, come vedi, ancor non m’abbandona”

Chi meglio di Dante ha saputo racchiudere in questi versi l’essenza dell’amore che è si contraddizione, ma anche sentimento così forte che anche Dante di commuove.

Allora io mi chiedo: “ma sappiamo commuoverci? Abbiamo questo coraggio?”  

Mi torna in mente una frase della scrittrice Lucia Alberti:

“L’amore è per i coraggiosi. Tutto il resto è coppia”.

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