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Domenica, 11 Ottobre 2015 15:08

I robot, l’Intelligenza artificiale e il nostro futuro

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Quando pensiamo ai robot ci vengono in mente quelli dei film di fantascienza, oppure i robot aspirapolvere o tagliaerba o i robot delle grandi fabbriche. Se siamo un po’ più esperti della materia pensiamo anche a quelli usati nelle sale operatorie.

In realtà si stanno sviluppando tantissimi tipi di robot che usano l’intelligenza artificiale e che presto saranno in grado di pensare anche in modo autonomo.

Lo sviluppo dei computer è talmente veloce, che la legge di Moore (La potenza dei processori raddoppia o il prezzo si dimezza ogni 18 mesi - 1965) è ormai superata.

Infatti i computer quantici saranno dotati di microprocessori basati su tecnologie totalmente diverse dalle odierne che avranno una capacità di calcolo e di memoria impensabili sino ad oggi.

E’ interessante notare che le moderne scoperte delle neuroscienze sul funzionamento del nostro cervello, ipotizzano sempre più un’organizzazione quantica della memoria.

Qua il discorso si farebbe lungo e per chi è curioso può approfondire andando a leggersi nelle rete i più recenti articoli.

Oggi noi dobbiamo chiederci quali saranno le implicazioni future di tutto ciò, a livello psicologico, per le persone “normali”. Proviamo a fare qualche ipotesi, anzi a porci qualche domanda:

  •       Nell’interazione uomo/robot, quali funzioni cognitive e affettive verranno modificate?
  •       Quali saranno gli impatti sull’ambiente sociale, sull’ecosistema, sugli utenti e sugli operatori di queste nuove tecnologie?
  •       Vi sono dei pregiudizi verso l’uso dei robot e/o dell’I.A.?

 

Questi sono quesiti che sicuramente meritano degli approfondimenti.

Tra l’altro, studi recenti hanno dimostrato che gli operatori delle nuove tecnologie sono soggetti allo stress (chiamato technostress) in misura maggiore di chi non ne fa uso.

Un lato positivo di queste nuove tecnologie è che i robot e l’A.I. potranno trovare un campo di utilizzo nell’aiuto alle persone anziane ed ai disabili. Già come supporto riabilitativo, le macchine robotizzate permettono degli interventi riabilitativi di grande efficacia.

Poi, attraverso i sistemi di A.I. in grado di realizzare una particolare comunicazione con i soggetti disabili, si possono ottenere risultati significativi. La loro capacità di interpretare i segnali emotivi e di effettuare una restituzione attraverso appropriate forme linguistiche permette una continua interazione con persone anziane o disabili affetti da problemi di linguaggio o di percezione dell’ambiente.

I robot riescono sempre più a muoversi in ambienti in modo autonomo ed intelligente e possono essere di importante aiuto agli anziani. Possono ad esempio, essere di stimolo nelle case di riposo attraverso giochi e un interazione continua con gli ospiti.

Si stanno sperimentando dei piccoli robot che operano con i bambini autistici attraverso giochi di imitazione corporea. I bambini imparano progressivamente a gestire loro i vari giochi e a migliorare la loro capacità di interpretare e comprendere i comportamenti emotivi degli altri, vedendo le espressioni visive del robot e le sue interazioni verbali.

Vi è però tutta una serie di rischi legati a queste tecnologie ovvero che i grandi network prendano, piano piano, il controllo della nostra vita privata e delle nostre informazioni, che la rete ed i grandi motori di ricerca come ad esempio Google, finiscono per ottenere, attraverso il monitoraggio dell’uso che ciascuno di noi fa di Internet.

Umberto Galimberti ha sottolineato, in un suo articolo, che vi è il rischio che l’uomo passi da avere un’intelligenza convergente ad una divergente.

L’intelligenza divergente è quella che trova la soluzione ribaltando i termini del problema, come ad esempio fece Copernico quando ipotizzò che fosse la terra a girare intorno al Sole e non viceversa.

L’intelligenza convergente trova la soluzione a partire da come il problema è stato impostato (nell’informatica  il programma).

Il Potere, quale che sia, controlla meglio l’intelligenza convergente, che porta ad uniformarsi ed al “pensiero unico”.

Qui sorge un ragionevole dubbio: il “Sistema economico politico” condivide i nostri obiettivi ed il nostro benessere?

Nella risposta è racchiuso il nostro futuro.

Cerchiamo ora di fare un’analisi più specifica.

Creare, reperire e organizzare l’informazione ha sicuramente un costo. Ma anche spostarla!

Oggi sistemi automatizzati ci inondano di mail, ma pochi pensano all’impatto che questo ha sulla società.

Non c’è solo una perdita di tempo (che è un  costo) nel capire se una mail va letta oppure no, ma anche una continua perdita di concentrazione e un notevole impatto sull’eco-sistema.

Infatti quando premiamo il tasto “invia”, senza rendercene conto,  consumiamo energia elettrica, così come i server che la rilanciano e come la consuma il destinatario quando la apre. Sembra poca cosa ma pensate ai miliardi di mail che girano ogni giorno.

Anche i robot industriali, nonostante possano lavorare per lunghissimi periodi senza soste, consumano quantità altissime di energia. Il fatto che siano in grado di sostituire molti operai, genererà un ulteriore serie di problemi: alti consumi energetici e persone che perderanno il lavoro e dovranno inventarsene un altro, ammesso che ciò sia possibile.

Infatti, a perdere il lavoro per primi, saranno gli operai o gli artigiani generici.  

Già oggi le stampanti 3D, ad esempio, hanno la capacità di creare manufatti

perfetti ed addirittura case!.

Ad oggi nessuno può fare previsioni sensate su quale sarà l’impatto economico della diffusione delle macchine intelligenti.

Forse, da parte dell’industria, c’è ancora una sorta di remora, nel creare fabbriche completamente automatizzate, cioè prive o quasi prive della presenza umana.

Ridurre la mano d’opera nelle fabbriche, nel settore delle spedizioni, nell’agricoltura ecc. creerà una rivoluzione economico-sociale enorme e dovremmo chiederci se la nostra crescita economica sarà aiutata o fermata dall’I.A. applicata alla robotica e all’informatica.

Resteranno i lavori che si basano sui rapporti interpersonali o che richiederanno una spiccata capacità di giudizio

Il mercato, attualmente, si preoccupa di creare nuove occasioni di consumo.

La produzione di beni non riguarda più solo quella di beni essenziali ed utili ad una migliore qualità di vita, ma si rivolge sempre di più verso attività voluttuarie e/o di gioco. Basti pensare ai videogiochi, alla chat, ai social network, i cui impatti sulla società sono oggetto di studi controversi.

Keynes diceva che “la scoperta dei mezzi per ridurre l’uso di mano d’opera, procede più velocemente della scoperta di nuovi usi della mano d’opera”. Questo oggi si può applicare alle nuove tecnologie.

Occorre ricordare alcuni principi economici fondamentali per uno sviluppo equilibrato:

  •       I processi economici si dovrebbero basarsi  sui reali bisogni individuali.
  •       Finora si credeva che le nuove invenzioni avrebbero fatto sparire lavori ma avrebbero creati altri. Questo sarà ancora vero tra 10/20 anni?
  •       Ricordiamoci che  a perdere il lavoro sono le Persone, mai le economie!

Secondo Frey e Osborn nel giro di 20 anni il 47% dei posti di lavoro sarà a rischio.

Occorre sviluppare da subito dei nuovi modelli sia di proiezione dell’impatto della robotica e della I.A. sui mercati, facendo un’accurata valutazione della riduzione dei costi dei robot e dei software di I.A. (Legge di Moore) e dei possibili nuovi modelli di società.

Forse si andrà verso un’economia di scambio, come timidamente già si vede. Ad esempio io offrirò il mio tempo per verniciarti la casa e tu mi ospiterai per una settimana o mi riparerai la lavatrice.

Sicuramente occorrerà usare l’I.A. per elaborare questi modelli di proiezione del mutamento del mercato economico ed anche finanziario e dei sistemi sociali.

Ma allora i robot e l’A.I., come sostiene l’N.S.A. americana sono al primo posto nei pericoli per l’umanità? I robot ci ruberanno tutti i posti di lavoro? No! Ci ruberanno il lavoro solo se noi glielo permetteremo.

Ci hanno illuso che i nostri bisogni sono illimitati e che noi possiamo soddisfarli tutti.

Io credo, come sostiene John Lanchester, che l’uomo deve imparare a distinguere tra i bisogni soddisfatti dagli esseri umani e quelli soddisfatti dalle macchine.

Forse dovremmo rivedere i modelli economici, le forme di proprietà. Basti pensare a come si sta diffondendo lo sharing per le automobili.

Dobbiamo mirare ad un mondo dove gli esseri umani saranno impegnati in attività gratificanti ed anche remunerative.

Quello che sta accadendo è che tutti parlano del pericolo, ma pochissimi delle possibilità di trasformazione della nostra società in qualcosa di diverso da quella che è ora. Dove la finanza e l’ipercapitalismo si ridimensionino in favore di un’economia più ecosostenibile e più egualitaria.

Gli uomini non sono assolutamente tutti uguali, ma una società giusta deve offrire a tutti le stesse possibilità di partenza. Poi ognuno si realizzerà secondo le proprie potenzialità ed aspirazioni.

Forse un giorno i robot, come ha scritto in un bellissimo racconto di fantascienza Philip K. Dick sogneranno le pecore elettriche. Per ora sta a noi sognare e realizzare un mondo integrato tra esseri umani, robot, e A.I.

Articolo di Paolo Cardoso in collaborazione con Federica Bariatti

 

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