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Giovedì, 03 Aprile 2014 11:20

L’insostenibile leggerezza della pragmatica

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L’insostenibile leggerezza della pragmatica - 3.0 out of 5 based on 2 reviews
Passante A : “ scusi, sa dov’è Piazza Dante?”

Passante B : “sì”   (proseguendo a camminare)

La competenza pragmatica è un complesso insieme di abilità che permettono di comunicare in modo efficace. È  il cuore della comunicazione e comprende un insieme di regole che consentono di usare i linguaggi (tutti i linguaggi, non solo quello verbale) in modo creativo ed appropriato al contesto e agli interlocutori. 

La pragmatica ci consente,  durante una interazione, di risolvere le ambiguità.

Per esempio: Franca è alla fermata dell’autobus. Si avvicina una signora e chiede “scusi, è passato il sette?”. Franca, se possiede una buona competenza pragmatica, non farà alcuna fatica a comprendere che quella frase si riferisce al passaggio o meno di un pullman e non ad una richiesta di informazioni su un ipotetico numero sette che circola per strada. Eppure la signora non ha nominato alcun mezzo di trasporto.

Altro esempio: Claudio arriva al lavoro. Un suo collega gli si avvicina e gli dice piano “c’è aria di tempesta, oggi”. Claudio non dovrebbe avere difficoltà nel comprendere che quella frase si riferisce al clima lavorativo e non alle condizioni metereologiche. Se invece che in ufficio , Claudio si sentisse rivolgere quella stessa frase da un noleggiatore di barche, saprebbe senza esitazioni  che il signore in questione gli sta sconsigliando di uscire in mare.

Le prime competenze pragmatiche  si sviluppano verso i 6-8 mesi;  risultano dunque molto precoci ed antecedenti la comparsa del linguaggio verbale.

La competenza pragmatica  prevede le seguenti capacità: avviare e mantenere uno scambio , produrre atti comunicativi con funzioni diverse, trasmettere/scambiare/acquisire conoscenze.

In ambito verbale, la pragmatica crea un nesso fra le regole d’uso di una lingua e l’intera cultura della persona , sempre calata in un tessuto sociale che le propone modelli comunicativi  ai quali uniformarsi.

In questo caso, allora, l’obiettivo della pragmatica è il parlare in quanto agire linguistico all’interno di una determinata situazione comunicativa e sociale, nel rispetto delle regole che governano l’uso del linguaggio stesso. Lo sviluppo della pragmatica, dunque, è qualcosa di  impalpabile e complesso che non comprende solo aspetti linguistici ma anche altri aspetti,  fra i quali quello del contesto culturale.

Ciò che è considerato educato in una cultura, infatti, è ritenuto scortese in un’altra.  Le regole di buona educazione, vengono insegnate al bambino attraverso il linguaggio, il quale ha a sua volta regole di cortesia.

Nella nostra cultura è ritenuto sconveniente chiedere direttamente ciò che si vuole ad una persona con la quale non si è in confidenza.

 Facciamo un esempio: Laura deve incontrarsi a casa di una collega conosciuta recentemente per terminare un lavoro che stanno facendo insieme. L’appuntamento è per le ore 15. Laura entra trafelata , saluta, scambia qualche frase di circostanza e poi dice “non ho ancora mangiato niente, oggi!”.  Laura sta cercando di comunicare qualcosa alla collega o la sua è una semplice affermazione? Molti di noi coglierebbero in questo messaggio una implicita richiesta di cibo e quindi risponderebbero, a quella che apparentemente non è una domanda, dicendo “ti preparo qualcosa da mangiare”.

Nella comunicazione linguistica, quindi, non ci sono solo regole verbali da seguire, ma anche socio-culturali. Tali regole sono quelle che, ad esempio, ci aiutano a decodificare correttamente il contenuto “profondo” ed implicito di un messaggio,  inferendolo  dalle informazioni generali in nostro possesso e dal contesto nel quale avviene lo scambio verbale. Per questo motivo,  la maggior parte delle persone risponde alle domande indirette senza difficoltà.

I bambini di età inferiore ai 3-2 anni,  viceversa ,mostrano difficoltà di fronte a tali richieste in quanto tendono a sintonizzarsi sul significato letterale della domanda.

Un probabile scambio telefonico con un bambino di questa età potrebbe essere il seguente:

bambino:  “Pronto?”

Adulto:  “Ciao Marco, sono Luca. Cosa stai facendo?”

Bambino:  “Rispondo al telefono”

 (non ha capito che la domanda si riferiva a cosa stava facendo “prima” di rispondere )

Adulto: “ Il papà è  in casa?”

Bambino: “ Si” ( affermazione seguita da silenzio o dall’interruzione della telefonata)

 Il bambino non ha compreso che la domanda conteneva la richiesta implicita da parte dell’adulto di parlare con il suo papà

Per questo motivo, gli adulti si rivolgono ai bambini più piccoli usando un numero maggiore di ordini diretti rispetto a quelli che utilizzano con bambini più grandi i quali hanno già appreso comportamenti e modi abituali di esprimersi . il bambino quindi, per diventare un interlocutore linguistico competente, deve imparare a padroneggiare non solo la semantica e la morfosintassi ma anche l’uso della lingua nei vari contesti e con i vari interlocutori.

Per diventare un efficiente comunicatore egli, infatti, dovrà: conoscere la struttura della propria lingua (regole sintattiche, morfologiche ecc.), imparare l’uso della propria lingua (imparare, cioè, ad avvalersi dello strumento linguistico per comunicare concetti, informazioni, conoscenze ecc.), creare atti comunicativi socialmente condivisibili e comprendere atti linguistici altrui, conversare tenendo conto del punto di vista e delle conoscenze dell’altro, sviluppare il pensiero narrativo.

Possedere un linguaggio è diverso dalla capacità di utilizzare il linguaggio e non vi può essere una reale competenza linguistica senza una competenza comunicativa data dal risultato di una armonica interazione fra competenze sociali, cognitive e linguistiche.

 (Fine prima parte)

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