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Venerdì, 04 Luglio 2014 11:42

I PREREQUISITI ALL’APPRENDIMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA (prima parte)

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I PREREQUISITI ALL’APPRENDIMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA (prima parte) - 4.2 out of 5 based on 5 reviews

Una delle più grandi sfide che il bambino è chiamato ad affrontare è quella del passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare e del conseguente apprendimento della lingua scritta.

L’incontro del bambino con questo strumento, in realtà, avviene molto prima del suo ingresso alla scuola elementare; già verso i 4 anni di età, infatti, egli inizia ad interrogarsi sul significato e sulla funzione di tale competenza.

Non è raro che un bambino di questa età, guardano il segnale stradale dello STOP, il logo di certi prodotti commerciali o la parola “fine” al termine di un cartone animato, dica “…qui c’è scritto….”.

Ovviamente, non si tratta ancora di una vera e propria competenza di lettura; il bambino vede “globalmente” la parola e la riconosce in base al contesto e a quella particolare forma grafica (non sarebbe in grado di riconoscerla se scritta con un altro carattere); tuttavia, è in questa fase che egli inizia a elaborare ipotesi e a costruire regole che possano aiutarlo a comprendere il funzionamento di tale strumento.

Il lavoro di preparazione all’apprendimento delle competenze scolari inizia, quindi, molto precocemente e coinvolge numerose abilità, definite “prerequisite”.

Che cosa si intende per prerequisito? La definizione di tale termine può riassumersi in tre punti fondamentali: il prerequisito è un’ abilità che facilita l’accesso ad una competenza più complessa, è una condizione necessaria per un successivo apprendimento  e, infine, è un’abilità di base che concorre allo sviluppo di abilità più evolute.

Alcune competenze ritenute fondamentali per il successivo apprendimento possono, e dovrebbero, essere apprese in età prescolare.

Nell’apprendimento della lingua scritta, dunque, risultano essere implicati :

- processi neuropsicologici , quali attenzione, memoria, organizzazione spaziale, linguistica, prassica
- organizzazione cognitiva ,la quale consente al soggetto di stabilire in modo coerente ed orientato un obiettivo e di perseguirlo attraverso operazioni di generalizzazione e di ragionamento
processi metacognitivi che permettono di riflettere sulle operazioni mentali effettuate stabilendo le strategie migliori per la risoluzione di un compito
- livello motivazionale  che consegue a rinforzi positivi esterni ed al riconoscimento del valore dell’apprendimento ai fini sociali e individuali

Le abilità di base che contribuiscono all’acquisizione di tale strumento possono essere, genericamente, suddivise in due grandi categorie: competenze extra-linguistiche (familiarità con la lingua scritta, competenze attentive e percettive, memoria, competenze grafo-motorie) e competenze linguistiche e comunicative (competenze fonologiche, lessicali, grammaticali, abilità narrative, competenze metafonologiche, competenze pragmatiche).

Il bambino, soprattutto nell’ultimo anno della scuola materna, beneficerà di tutti quelle attività che prevedano giochi di memoria (visiva, uditiva, verbale), di automatizzazione (quali per es. il denominare il più velocemente possibile immagini in sequenza) , di abilità grafo-motorie (quali per es. seguire dei percorsi con la matita, unire i puntini per formare un disegno), di narrazione e di comprensione da ascolto (nelle quali l’adulto legge una storia seguita da domande di verifica) di riconoscimento di parole e di lettere scritte (o grafemi), di riflessione sul legame esistente tra lingua orale e lingua scritta (come avviene nei giochi in cui si chiede al bambino se la parola “serpente” si scriverà con più o meno lettere della parola “orso”), di esercizi che prevedano l’uso delle competenze metafonologiche.

Queste ultime, consistono nella capacità del bambino di riflettere non tanto sul significato semantico delle parole, ma sulla loro forma sonora.

Molti di noi, soprattutto se di una o due generazioni fa, hanno giocato al “…è arrivato un bastimento carico  di…” dove eravamo invitati a recuperare più parole possibile che iniziassero con una determinato suono. Ebbene, quel gioco proposto dai nostri genitori o dai nonni per farci stare buoni, era un’attività metafonologica che implicava anche una buona competenza di accesso e recupero lessicale. Probabilmente gli adulti che ce lo proponevano erano all’oscuro della finalità estrinseca di tale attività ma , con una saggezza oggi forse un po’ appannata, sentivano che c’era qualcosa di utile in esso.

Altre attività metafonologiche sono la segmentazione sillabica e fonemica (dividere le parole nelle sillabe o nei suoni corrispondenti) , la fusione (si spezzettano le parole nelle sillabe o nei suoni corrispondenti e il bambino deve indovinare che parola abbiamo detto), il riconoscimento di rime (dove l’attenzione si sposta sulla parte finale delle parole) e il sopracitato riconoscimento del suono iniziale (o, per i più piccoli, della sillaba iniziale) di una parola.

Tute queste attività favoriscono nel bambino una maggiore attenzione alla veste sonora delle parole, indispensabile nelle prime fasi di acquisizione del processo di letto-scrittura.

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