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Mercoledì, 13 Agosto 2014 13:41

La voce delle emozioni (prima parte)

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La voce delle emozioni (prima parte) - 5.0 out of 5 based on 3 reviews
“La voce smaschera gli intenti, i gesti bassi” (Sofocle) Una famosa canzone di Adriano Celentano recita “Io non so parlar d’amore, l’emozione non ha voce”; ebbene, non so se questa affermazione sia vera, di sicuro però non è vero il contrario. La voce, infatti, è per eccellenza uno dei principali veicoli dell’emozione, strumento potente che permette di esprimere e cogliere l’infinita gamma delle sfumature comunicative che utilizziamo nelle relazioni affettiva e sociali, in modo talora inconsapevole. Essa fa parte della nostra “dotazione di base” , una sorta di carta di identità sonora. L’emissione della voce infatti, pur essendo un’attività cosciente, rimane un fenomeno sul quale non è sempre possibile esercitare un perfetto controllo. Essa varierà a seconda dell’interlocutore che abbiamo di fronte e della situazione nella quale ci troviamo a parlare; in una conversazione amorosa assumerà caratteristiche che la differenzieranno da un dialogo in famiglia, dal tono usato durante un esame o nello svolgimento delle proprie attività professionali. Nei momenti di forte impatto emotivo la nostra voce potrà “tradirci” tremando, risultando “spezzata” , confessando la nostra freddezza o , al contrario, un eccessivo coinvolgimento verso un interlocutore in particolare o una situazione in generale. Quante volte in un contesto dove volevamo mostrare un certo autocontrollo, la sua improvvisa variazione di intensità e frequenza ci ha “smascherati” e quante volte, rispondendo al telefono alla persona “del cuore”, i presenti hanno compreso i sentimenti che ci legavano all’interlocutore basandosi su un semplice “ ciao, ti telefono più tardi”? Quando chiediamo ad un amico “come va?”, la vera risposta non la otteniamo ascoltando le sue parole, ma il tono di voce con cui vengono pronunciate. Fingere con le parole, dunque, è molto più semplice che modulare la voce per esprimere un sentimento o un’emozione che non si prova. La voce è ciò che colora le parole rendendole vive, palpitanti o al contrario vuote e prive di credibilità. Il bambino comunica la sua venuta al mondo attraverso il pianto; il suono della sua voce è ciò che fa dire a chi lo accoglie “E’ nato!”. Da quel momento in poi egli ne affinerà gradualmente l’uso associandovi, ma solo in un momento successivo, il linguaggio. Già nella vita intrauterina egli è esposto al mondo sonoro. Nell’ultimo trimestre di gestazione, infatti, egli percepisce suoni esterni ed interni di varia natura; dal battito cardiaco della madre al suono della sua voce, a rumori ambientali di una certa intensità. In particolare dopo la nascita, la voce della mamma lo rassicura e lo conforta; se piange nel lettino e la mamma si trova in un’altra stanza, è sufficiente che quest’ultima inizi a parlargli affinché egli si calmi, almeno per un po’. Allo stesso modo, i bambini si tranquillizzano e si addormentano se la mamma canta una ninna-nanna. Che cosa comprendono i bambini di ciò che la mamma sta dicendo? Seppure il bambino non risulti ancora in grado di comprendere i significati veicolati dal messaggio verbale, egli ne coglie la musicalità che è quella, poi, che produce l’effetto rilassante. Se, per assurdo, noi cantassimo ad un bambino una canzone dal testo terrificante ma con caratteristiche ritmiche di lentezza, regolarità e tono di voce sussurrato ( tipiche delle ninne-nanne) o ci rivolgessimo a lui con tono calmo e rilassato semplicemente contando da uno a cento, egli sorriderebbe soddisfatto perché sarebbero questi indici a fornirgli le “coordinate” sui sentimenti provati dall’altro. Ma non sono solo i bambini, comunicatori inesperti, a farsi in qualche modo guidare dalla melodia del linguaggio, più che dalle sue parole. Una stessa parola prodotta con tono diverso, infatti, assume inevitabilmente significati diversi anche per noi adulti. Ad esempio, la semplice esclamazione “ma bravo!” può essere utilizzata, a seconda dell’intonazione, come una lode, un rimprovero, un’espressione di scherno o una domanda. Se gli aspetti verbali consentono la trasmissione di informazioni, sono quelli para-verbali che tracciano i contenuti di relazione della comunicazione. Questi due aspetti possono essere congruenti o meno tra di loro ma, nel caso di incongruenza, saranno i secondi che noi tenderemo a “seguire” e a ritenere autentici. La voce dunque è uno dei primi “oggetti” intermediari della relazione che comunica le emozioni soprattutto attraverso i parametri dell’intonazione, dell’intensità e del ritmo i quali costituiscono il sistema prosodico o soprasegmentale (Anolli e Cicerri 1997). Per questo un uso sapiente ed accorto della voce, in parte innato ma in parte educabile, è un ingrediente importante ai fini della buona riuscita delle relazioni interpersonali . Fine prima parte
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