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La Pozione Giovedì, 23 Maggio 2013 22:13

Che cosa è una rosa

Scritto da  Paolo Bartalini & Serena Donati
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Che cosa è una rosa - 4.9 out of 5 based on 8 reviews

Canzoni - rosa 

Una Rosa è una Rosa è una Rosa, lo rivela esattamente un secolo fa Gertrude Stein nel poema "Sacred Emily". Nel 2003 Giuni Russo rende omaggio al maggio e alla Stein in una canzone ("una rosa è una rosa"), in cui il primo verso ripete il titolo e il secondo ripristina la citazione originale, portando il conteggio delle essenze di rosa a cinque oppure a sette, a seconda dei punti di vista. Molteplicità ragionevoli anche limitandosi al conteggio dei soli significati: il fiore, il colore, il nome proprio, il genere di romanzo, la rosa dei titolari, o dei candidati, l'asteroide 223, l'avversario di Spider-Man, per non parlare dei cognomi, dei toponimi, etc.

Sul piano del simbolismo il fiore può assumere connotazioni strettamente dipendenti dal colore e dal dato spazio-temporale che certamente copre un arco immenso: esistono perfino petali di rosa fossili risalenti a quattro milioni di anni fa, purtroppo all'epoca non c'era ancora alcun uomo propriamente detto in grado di attribuire loro dei significati. In seguito la rosa rappresenterà amore passionale, purezza, verginità, elevazione spirituale, vanità, segreto,  bellezza, sensualità, decadenza, etc. e magari combinazioni di tali caratteristiche.

La rosa a cinque petali è ben codificata in araldica, dove assurge a simbolo di diverse casate nobiliari. In questo contesto l'argento è il metallo prezioso che sovente sostituisce il colore bianco; per l'appunto una rosa d'argento diventa pegno d'amore e veicolo di nobiltà ne "Il cavaliere della Rosa" (Der Rosenkavalier, 1911), commedia in tre atti di Strauss (op. 59b) dal libretto di Hugo von Hofmannsthal. Il neo-barone Ochs di Lekernau deve far recapitare il prezioso dono alla giovane promessa sposa Sofia, a sua volta appartenente ad una famiglia borghese candidata alla nobiltà viennese: il matrimonio dovrebbe appunto servire a realizzare il salto di qualità sociale. Il bel servitore Octavian, dai modi assai più gentili di quelli del barone, viene incaricato della consegna della rosa d'argento; come andrà a finire la storia ve lo potete immaginare... con l'inflazione di nobili prestati dal terzo stato il messaggio de "Il cavaliere della rosa" è soggetto a diverse interpretazioni, dalle più conservatrici alle più rivoluzionarie.

Come insegnano Angelica e il fante Saraceno Medoro, non è certo la prima volta che le gerarchie militari e nobiliari vengono ridefinite dall'amore. In proposito, restando in ambito classico-operistico, troviamo “Il barbiere di Siviglia” (1816), opera di Rossini dal libretto di Cesare Sterbini (a sua volta tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais) in cui "Rosina" (diminutivo di Rosa) diventa addirittura il motore della vicenda oltre che ovviamente candidata alla nobiltà in ragione della bellezza e del nome; infatti è proprio di lei che si innamora il conte d'Almaviva. Come avere la meglio sugli assai meno nobili strattagemmi di don Bartolo, l'anziano tutore di Rosina a sua volta segretamente intenzionato a sposarsi la giovane ragazza? Il conte chiederà aiuto a Figaro, barbiere nonché "factotum della città". La serenata sotto la finestra di Rosina avrà un ruolo chiave nella conquista di Rosina da parte di Lindoro, semplice soldato sotto le cui mentite spoglie, come suggerito da Figaro, si cela il conte: sono quindi  l'amore e l'arte (la musica, la serenata) e non i titoli nobiliari a guadagnar l'amore di Rosina. Ma sarà proprio vero? Forse senza le disponibilità del conte le cose sarebbero finite in un altro modo e Rosina non avrebbe raggiunto la meritata/maritata nobiltà.

L'ambito musicale ci può senz'altro aiutare ad esplorare la vastità dell'identità della Stein, che - con lungomiranza soggetta al pubblico ludibrio di critica e pubblico d'inizio '900 - va ben oltre l'enumerazione di significati e il simbolismo, rimandando a concetti propri della linguistica moderna: in primo luogo al "segno", ovvero al sodalizio tra il significato di una parola e il suo aspetto formale ("significante"). Si tratta di concetti introdotti solo qualche anno dopo dal filosofo viennese Ludwig Josef Johann Wittgenstein, che definirà "autologiche" quelle parole il cui significato risulta già rivelato nel significante, ad esempio ROSA scritto esattamente in questo modo, ovvero utilizzando il colore che attiene al suo significato; qualche grafico intraprendente avrà senz'altro prodotto anche caratteri fioriti, magari coi petali. Sicuramente una sfida per chi scrive e per chi compone è proprio la ricerca di questa ridondanza autologica, il tentativo di evocare il fiore, il colore, il nome utilizzando gli "strumenti" a disposizione: i suoni, le figure retoriche e il richiamo a ogni rosa già sbocciata e fissata nel suo archetipo.

Nella latineggiante "Rosa rosae" (1996) di Francesco De Gregori emerge la pluralità delle identità di Rosa attraverso un elenco in versi caratterizzati dall'utilizzo sistematico dell'anafora.

In Italiano, così come in Francese, "rosa" si sposa con "cosa", una rima rischiosa quasi quanto l'italianissima cuore-amore ma che almeno becca l'accento giusto (quello della "o" aperta). In qualche modo il richiamo alla parola più inflazionata del mondo integra l'identità della Stein di un'accezione che la scrittrice americana non poteva impiegare nella propria lingua. In questo modo rosa può rappresentare la versione fiorita di qualsiasi cosa, così come metteremmo l'immagine di una rosa sulla lettera "R" appesa alle pareti di un'aula di una classe elementare. In questa chiave va letto il riferimento alla rosa in "3/4" di Gian Maria Testa, canzone d'amore del 2006 astratta a tal punto che il titolo fa riferimento al tempo della sua divisione musicale: in questa canzone l'ottativa che auspica il dono de "la più vera di tutte le Rose" si estende ovviamente/automaticamente a "tutte le cose". "La vie en rose" (1947, Édith Piaf) fa rima con chose (cosa) in un'accezione assai più concreta e beneficia dell'ulteriore rima con cause (causa) dischiusa dal Francese.

In Siciliano sia "cosa" che "rosa" restano tali, col vantaggio che nell'isola il nome Rosa risulta assai più diffuso che nella penisola. "Mokarta" (1994) dei Kunsertu è forse la più bella serenata-rock mai scritta per una Rosa. "e nesci Rooosa t'ha ddiri 'na cosa (!)" è un verso cantato sotto la finestra di Rosa, come del resto specificato nella stessa canzone che non a caso porta il nome di una piazza la cui località non riveleremo in modo da difendere la privacy di Rosa (tanto sappiamo che i nostri lettori son curiosi e si daranno da fare su google...). Oltre al passaggio deliberato tra i significati più consueti (il nome, il fiore, il colore) in questa canzone colpisce l'utilizzo di un termine tipicamente riservato al ricettario siculo-calabro: ammuttunata, vale a dire ripiena, ovvero una Rosa che racchiude altre rose, paradigma che è inevitabile immaginare ripetuto all'infinito per ciascuna delle stesse, insomma una Rosa macroscopica che si riproduce nel microscopico, in un fiorire frattale che in natura riscuote un certo successo... in "Mokarta" queste meravigliose geometrie vengono artificialmente estese all'ambito della rosa e addirittura amplificate attraverso una sublime espressione dialettale che oltre tutto si rifà alla rosa simbolo di segretezza: una rosa che in segreto racchiude altre rose.

"Mokarta" dei Kunsertu, il gruppo messinese ormai disciolto che tra i propri componenti annoverava perfino un cantante palestinese, si colloca perfettamente nella tradizione del "melos", risultato della fusione tra canto e poesia dialettale, una mescolanza in cui si ritrova il retaggio di forme ritmiche e melodiche di tutti i popoli che hanno influenzato l'isola calcandone il suolo o comunque immergendola in un fermento arabo-mediterraneo particolarmente sentito nel suo naturale crocevia geografico. In questo contesto non possiamo non ricordare un'altra Rosa: Rosa Balistreri - “la cantatrice di Sicilia” - come la definì il suo amico Ignazio Buttitta, una voce inconfondibile, a volte selvaggia e struggente, comunque dolce, appassionata, piena di tenerezza.

"Rosa" compare nel titolo e/o nel testo di numerose altre canzoni, non potendole menzionare tutte ci limitiamo a riportare una selezione prevalentemente italiana tracciata secondo i nostri gusti; tutti sono invitati a integrare la lista segnalando nei commenti la propria canzone-rosa preferita:

  • “Grazie dei fiori” (1951) di Nilla Pizzi;
  • "Bocca di rosa" (1967) di Fabrizio De André;
  • “La rose, la bouteille et la poignée de main” (1969) di George Brassens;
  • “Roses” (1996) dei dEUS;
  • "Senza voltarsi" (1999) di Marco Parente e Cristina Donà;
  • "Con una rosa" (2003) di Vinicio Capossela;
  • "Ti regalerò una rosa" (2007) di Simone Cristicchi;
  • "Maya colpisce ancora" (2013) dei Baustelle.

Buttate pure via

ogni opera in versi o in prosa

Nessuno è mai riuscito a dire

cos’è, nella sua essenza, una rosa.

[Giorgio Caproni]

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