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La Pozione Giovedì, 07 Febbraio 2013 00:07

Milano - Sanremo

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Milano - Sanremo - 5.0 out of 5 based on 2 reviews
Milano - Sanremo foto di Stefano Mori

Manca appena una settimana all’inizio della 63-esima edizione del Festival italiano per eccellenza e prometto che a Sanremo ci arriveremo a mente libera, cercando di raccogliere esclusivamente elementi basati sull’ascolto delle canzoni nonché sulle rielaborazioni personali nel corso dei cinque giorni della manifestazione canora. Per ora si può solo dire che la lista degli artisti selezionati promette molto bene.

Da dove partire per arrivare a Sanremo? Qual è la tappa obbligata della musica italiana nel terzo millennio? E che importanza possono mai avere i riferimenti geografici nell’era della musica globalizzata? Eppure basta dare un’occhiata al circuito dei concerti per capire che la musica percorre sentieri privilegiati, si nutre di fermenti locali e vive attorno a questi nuclei di aggregazione. In tal senso, a dispetto del declino delle case discografiche, non è difficile identificare in Milano l’attuale capitale musicale italiana. Dove risiede la spiccata vocazione musicale di Milano? E dove cercare una risposta se non nella stessa musica degli anni zero?

Tra gli artisti che presto solcheranno il palco di Sanremo troviamo i Marta sui tubi, un gruppo di fondazione bolognese i cui membri principali debbono i propri natali a Marsala. Nel 2006 i Marta sui tubi sentono il bisogno di proporre “Milano sushi e coca”, un aggiornamento e anche un omaggio alla “Milano” di un altro bolognese: Lucio Dalla. In effetti quest’ultima canzone, che risale al 1979, risulta ampiamente citata per divisione musicale, stile e metrica: in “Milano sushi e coca” il ritmo binario si traduce in un raffinato rift progressive rock ma nel testo domina ancora l’ossessivo utilizzo dell’anafora a enumerare le varie declinazioni moderne di Milano; oltre al cibo giapponese e alle droghe del titolo tra le new entries compaiono le tette rifatte e le lotterie, elementi aggiuntivi che rapidamente diventano ricorrenti in tutta la penisola. Senza nulla togliere a una delle realtà più significative nel panorama del rock indipendente italiano, come minimo bisogna dire che la Milano dei Marta sui tubi pare essere invecchiata più rapidamente di quanto non sia accaduto a quella di Dalla. Forse non a caso “Milano Sushi e coca” non è più un must nei concerti, perfino in quelli che il gruppo bolognese propone a Milano e nell’hinterland milanese:

http://www.youtube.com/watch?v=bWJIcryL2kI

I milanesi di seconda generazione offrono forse lo sguardo più privilegiato su Milano, quello beneficiante del retaggio ancestrale di un percorso che parte da un altro mondo. In “Boxe a Milano” Gino De Crescenzo (Pacifico) ricostruisce il fermento che porta la nostra maggiore città industriale a guidare il boom economico italiano; in questa canzone del 2009 che fa da colonna sonora allo spettacolo omonimo portato in scena nel 2010, Pacifico ripercorre il clima pieno di speranza della Milano anni ’50-’60, in un tributo allo sport della lotta per eccellenza e indirettamente anche ai propri genitori, a tutti gli immigrati che in quel periodo si spostano a Milano per cercare miglior fortuna:

http://www.youtube.com/watch?v=Ke5tyZ6bBrQ

La Milano industriale abita l’immediata periferia, una Milano che non è Milano ma che di Milano raccoglie i riflessi e le speranze. Ecco quindi “Sesto San Giovanni”, incisa nel 1993 da I Gang, gruppo di rock “militante” anconetano. Si tratta di una canzone dalla struttura semplice, lineare, adatta ad essere eseguita anche con la sola chitarra acustica. La narrazione passa dalla falsa seconda persona alla prima plurale: ci si sveglia al mattino nella nebbia e nella nebbia si fa ritorno alla sera, “come dei fantasmi sopra una corriera”, i turni di otto ore in fabbrica cancellano il susseguirsi delle stagioni e i dialetti sono “soffocati nel regno del rumore”. La canzone de I Gang costituisce un’interpretazione sicuramente classica e un po’ datata della realtà operaia alla Falk, alla Magneti Marelli, etc. Manca fatalmente l’orizzonte ormai punteggiato di fabbriche dismesse che si specchiano sui nuovi grattacieli di cristallo. Chi riuscirà ad interpretare la Milano post-industriale?

 http://www.youtube.com/watch?v=rlTwh9K3t7A

“Nei garage a Milano nord" del ferrarese Vasco Brondi arriva come una vera e propria rivelazione nella primavera del 2008. Il clima che evoca la musica è quello di un notturno classico, in un incedere lento dipinto dalle tinte fortissime delle metafore brondiane, sublime quella che rivede Milano come “un deserto al contrario”; la narrazione in prima persona plurale segue il risveglio di una città velenosa, vissuto dalla prospettiva di una generazione a cui è di fatto negato l’accesso dignitoso al mondo del lavoro; una Milano in cui perfino gli amori diventano interinali ma anche una Milano intrisa di una poesia inaccessibile al milanese omologato, quella dello sguardo liberato suo malgrado dalla schiavitù del lavoro e che  può  soffermarsi a osservare – per esempio – “i bar deserti sui Navigli”. La canzone, in cui dominano i riferimenti al conturbante cielo artefatto, si chiude con un’ampia citazione all’attualissima “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano e l’ultimo verso riportato – ripetuto per ben sei volte – è “chi muore al lavoro”:

http://www.youtube.com/watch?v=TW-5LpATZMk

Sempre nel 2008, attraverso “Milano e l’impossibile”, il cantante Milanese Diego Mancino propone una nuova interpretazione della sensazione di estraneità che aveva già colto - forse in modo un po' edulcorato - Memo Remigi: non l’innamoramento bensì l’invisibilità’ ne sarebbe all’origine! L'anima di Milano allittera nella nebbia del primo mattino, per raccoglierla ci devi navigare dentro, con calma, entrare in una dimensione interiore invisibile dall’esterno, un ambito in cui il rumore si fa immediatamente suono riconoscibile, un mondo fatato che neanche esisterebbe se non ci fosse l'altro, quello ostile, tumultuoso, repellente. Che il mistero già colto nella “Milano” di Dalla si perpetui proprio in questo musicale connubio, nel ritmico intercalare di pause alla corsa, nello struggente equilibrio tra presenza e assenza?

http://www.youtube.com/watch?v=9grVpL3rwiY

Del resto il sentimento duplice di pieno e di vuoto, di bello e d'insulso, è già manifesto in “Natale a Milano” dei La Crus – formazione ormai sciolta del monzese Ermanno Giovanardi e del milanese Cesare Malfatti. Questa canzone del 1999 la voglio piuttosto proporre nella versione modernissima di “A Milano non fa freddo" (Teatro degli Arcimboldi, 26 dicembre 2008), il concerto tenutosi per celebrare la fine del sodalizio artistico Giovanardi – Malfatti. Numerose le partecipazioni eccellenti di questo evento, omaggi al percorso quindicinale dei La Crus e alla stessa città di Milano. In particolare “Natale a Milano” beneficia del contributo in video –conferenza di Vinicio Capossela, ufficialmente giustificato in ragione di sopravvenuti impegni: il risultato è un’immagine tremolante su un mega schermo e una voce in leggero asincrono rispetto a quella di Giovanardi, per un effetto globale fanta –musicale che sa allo stesso tempo di reale e di virtuale; alla fine del concerto resta una sensazione di grato congedo; ognuno prosegue per la sua strada ma la musica resta in ogni piccolo frammento di Milano!

http://www.youtube.com/watch?v=R0AZGRIUylQ

In questo articolo, scritto sotto forma di playlist – affettiva, preferisco approfondire pochi spunti musicali recenti piuttosto che passare frettolosamente per l’enumerazione dei molti contributi milanesi degli ultimi anni. Meritano almeno un richiamo “Zona monumentale” di Moltheni (2001), “Milano Milano” degli “Articolo 31” (2002), “un romantico a Milano” dei Baustelle (2005), “Parco Sempione” degli Elio e le storie tese (2008), “Il fiato corto di Milano” di Cesare Basile, “Dura madre” dei Diaframma (2009), “Giapponese” di Cristina Donà (2011), così come molti altri riferimenti recenti che potrebbero essere approfonditi nel blog.

Nonostante l’intento dichiarato di concentrarci sulla musica degli anni zero, probabilmente qualcuno di voi avrà avvertito la nostalgia di alcuni importantissimi riferimenti milanesi dello scorso millennio: la “Bela Madunina” di Giovanni d’Anzi, le canzoni della mala, ad esempio “Hanno ammazzato il Mario” nell’interpretazione di Ornella Vanoni, i contributi in dialetto quali “Ohè sunt chi” di Enzo Jannacci, “Com’è bella la città” di Giorgio Gaber, “Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis, i “poveri bimbi di Milano” di Francesco Guccini, le “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni, “Milano non è l’America” dei Timoria, “L'inutilità della puntualità” degli Afterhours e le fortissime suggestioni milanesi rimandate dai principali cantanti genovesi, prime tra tutte la “Milano livida e sprofondata per sua stessa mano” de “I treni a vapore” di Ivano Fossati e la “bottiglia d’orzata dove galleggia Milano” de “La domenica delle salme” di Fabrizio De André. Anche in questo caso vi invito ad usare il blog per manifestare le vostre sensazioni e per suggerire i vostri contributi preferiti, magari con qualche riga di spiegazione; prometto di tornare su questa preziosa eredità in uno dei prossimi articoli.

Allora ci risentiamo quando arriviamo a Sanremo!
A presto,

Paolo

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