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La Pozione Giovedì, 27 Dicembre 2012 01:00

Natali diversi

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Natali diversi - 4.5 out of 5 based on 2 reviews

“Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi” [Marco, 14,26].

In questo primo articolo della mia rubrica, sfruttando la felice coincidenza della stagione, voglio raccontare dell’inizio per eccellenza: il Natale, nelle sue declinazioni cristiane e popolari.

Il canto ambrosiano, così denominato in onore di Ambrogio - il santo-vescovo milanese vissuto nel quarto secolo - consta di inni in versi cantati che contengono numerosi riferimenti al Natale. Alla musica sacra gregoriana fa da contraltare la musica natalizia popolare composta principalmente da ninna-nanne al bambin Gesù e canti a margine delle processioni che derivano a loro volta dalle laudi. Di converso questa penetrazione popolare viene restituita in ambito sacro attraverso il mito delle pastorali: si veda ad esempio l’Oratorio di Natale di Bach. Nella liturgia cantata la carica emotiva derivante dall’uso della prima persona nel Credo viene solitamente accentuata nel momento dell’Incarnatus, a cui è consueto attribuire un significato di mistero sottolineato da andamenti larghi o addirittura gravi che favoriscono la riflessione e la contemplazione; per una breve rassegna multi-mediale sull’Incarnatus si può consultare la relativa playlist sul mio canale YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=GgWG6qtxxrs&list=PL14D3FF5CCF2F20FD

La musica pop arricchisce e laicizza gli spunti di riflessione sul Natale che continuano comunque ad essere estremamente attraenti: si pensi che “White Christmas” di Irving Berlin, interpretata da Bing Crosby, è tutt’ora il singolo più venduto di sempre (oltre 50 milioni di copie) e dal 1942 non è mai uscito di produzione. Il tema nostalgico, ovvero il sogno del “Bianco Natale” e di altri elementi di un’idealizzata atmosfera natalizia appartenenti ad un immaginario comune, si rafforza nella seconda incisione del brano attraverso l’eliminazione del primo verso, inizialmente funzionale soltanto alla trama del film “Holiday Inn” per la cui colonna sonora è stata concepita la canzone (un New-Yorkese costretto suo malgrado a passare il Natale nella soleggiata California).

Singolarmente, tematiche natalizie si ritrovano all’inizio della carriera di molti eccellenti cantautori italiani. Si pensi a “Leggenda di Natale” (1968) in cui Fabrizio De André, riprendendoLe Père Noël et la petite fille” di Georges Brassens, racconta in modo fiabesco ma senza retorica una storia di pedofilia: un  “babbo Natale” che conquista la fiducia di un’innocente fanciulla attraverso le lusinghe dei regali per poi abusare di lei. Un giovanissimo De Gregori (a quattro anni dall’esordio) con “L’uccisione di babbo Natale” (1976) getta altre ombre sul clima natalizio: a ruoli invertiti (questa volta i criminali sono i bambini) il risultato, ovvero la perdita della fanciullezza, non cambia.

“Notte di Natale” (1971) è addirittura la prima canzone del lato A del primo album di Claudio Baglioni. Riguarda l’attesa del partner in un momento speciale, fatalmente destinata a restare insoddisfatta nonostante un’implorazione al nascituro Dio dai toni vagamente vittimistici e melodrammatici. La tematica dell’attesa del partner, affrontata da un Baglioni ancora immaturo, costituisce un leit-motiv della musica leggera italiana natalizia negli ultimi 40 anni.  L’esempio più sublime di questo vero e proprio genere a mio avviso è costituito da “Christmas song” (1990) di Vinicio Capossela, canzone inserita nel CD “All'una e trentacinque circa”, altra opera prima che vale la Targa Tenco ad un artista dalla cifre stilistiche e dalle atmosfere già ben delineate, adatte a narrare le fiabe degli anti-eroi moderni. Capossela corona finalmente l’attesa natalizia in “Sante Nicola” (2008): l’incontro avviene nel quadro trasognato di una stazione innevata e il dono di Sante Nicola è quello più prezioso che si possa immaginare, la comprensione. Tra le canzoni di Natale più belle si trovano altre interpretazioni intimiste, in cui il tempo della festività è vissuto soprattutto come riflessione amorosa, un passaggio in cui la mancanza temporanea o definitiva della persona amata diventa particolarmente struggente o la sua presenza un’opportunità per approfondire il rapporto: in quest’ambito non posso non menzionare  anche “Natale” (1976) di Francesco de Gregori, “Natale” (1983) di Angelo Branduardi, “Natale a Milano” dei La Crus, “Canzone per Natale” (2003) di Morgan, Nevica (2007) di Max De Angelis e “Un Natale Borghese” (2011) di Ivano Fossati.

Nel 1983 Pierangelo Bertoli pubblica un album intitolato “Natale con i tuoi” e già nel 1976 esce “È nato, si dice”, una canzone in cui si sottolineano le ipocrisie del buonismo natalizio: l’introduzione accenna all’incipit “White Christmas” mentre il coro, sovrapposto alle tre strofe, utilizza “Astro del ciel”.  Sulla stessa linea di critica sociale troviamo “È Natale” (1988), una canzone di Massimiliano Pani e Valentino Alfano, interpretata da Mina. A confermare una vera e propria tendenza della musica cantautorale italiana, i Modena City Ramblers includono "Canto di Natale" (1994) nel proprio album di esordio: si tratta di una canzone poltica che stigmatizza il clima di riconciliazione del Natale, invitando a proseguire nella lotta.

Il filone sociale-politico di musica leggera natalizia, che negli Stati Uniti trova probabilmente la propria massima espressione liberatoria nell’album “Christmas Show” (1993) dei Bad Religion, in Italia – paese cattolico per eccellenza - tarda a liberarsi dalla retorica e dalla tentazione a lasciarsi andare all’invettiva. Fa eccezione “Il Natale è il 24” (1970), un canto di libertà, di fuga, composto nel momento più felice della produzione artistica del livornese Piero Ciampi: un manifesto di diserzione su tutta la linea, dagli affetti agli schemi che imbrigliano la società che in pratica costituisce il corrispondente italiano di “Happy X-mas (war is over)” di John Lennon.

Finalmente nel 2005 esce l’album “Baffo Natale”, di Elio e le storie tese, perla di ironia nonsense dissacrante: la canzone omonima racconta il dialogo tra un cliente a caccia di regali (Elio) e il negoziante (Jovanotti) alle 19:29 del 24 dicembre… nello stesso album spicca “Zenzero”, in cui la nota spezia, piuttosto che il presepe o l’albero di Natale, viene individuata come l’ingrediente essenziale dello spirito natalizio. Il rock indie italiano dei pisani Zen Circus arricchisce il filone dissacrante attraverso “Canzone di Natale” (2009), che riporta il dialogo telefonico disperato, comico e surreale tra un giovane tossico-dipendente e il proprio babbo Natale-pusher (Abdul). 

Mauro Pagani, ovvero l’attuale direttore del festival di San Remo, preferisce esprimersi nel suo dialetto, il bresciano, scelta particolarmente pregnante che rimanda alla tradizione natalizia delle ninna-nanne e delle celebrazioni popolari. Lo fa in “La neve de Natale” (1991), che caldeggia un futuro ritorno a casa, in compagnia di tutte le persone care appartenenti alle proprie radici. E dal 2001 Angelo Branduardi propone addirittura uno spettacolo musicale basato sulle Laudi, riportando idealmente il ciclo delle riflessioni natalizie all’ambito mistico.

In questa personale rassegna che vi ho proposto dei principali riferimenti musicali del Natale, e segnatamente di quelli italiani, c’è un grandissimo assente, vale a dire il cantautorato femminile, a cui di solito sono particolarmente attento e che, considerata la vocazione di questa pubblicazione, di per sé costituisce un argomento particolarmente importante. Non si tratta di una svista o di una posizione censoria: semplicemente non mi risulta vi siano contributi originali natalizi di rilievo di cantautrici italiane e questo è particolarmente sorprendente alla luce della tematica trattata, che in definitiva si rifà al simbolo stesso della maternità. È addirittura necessario aspettare il 2008 per avere il primo album di cover affidato ad un’interprete femminile: si tratta di “Canzoni per Natale” di Irene Grandi a cui, nel 2010, segue “I regali di Natale” di Antonella Ruggiero.  Ecco quindi il principale spunto per il blog relativo a questo articolo che – in prospettiva – prepara il prossimo contributo, interamente dedicato alle cantautrici italiane.

A presto. Paolo

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