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La Pozione Domenica, 03 Marzo 2013 23:58

1:12

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Ecco una notizia che a mio avviso dovrebbe avere ben altra eco nel nostro paese. Invece al momento pare essere riportata giusto dall’ANSA e da poche altre fonti indipendenti:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/03/03/Svizzera-basta-stipendi-oro_8339867.html
In buona sostanza la Svizzera, attraverso un referendum propositivo votato oggi, ha preso la decisione di limitare gli stipendi dei manager. La proposta originaria parla di un rapporto 1:12 tra salari minimi e massimi nel contesto di una medesima impresa, sia essa pubblica o privata (squadre di calcio incluse). In buona sostanza per alzare i propri salari i manager Svizzeri d’ora in poi si dovranno rassegnare ad alzare pure quelli dei propri colleghi che svolgono mansioni più umili…

Secondo me la notizia dovrebbe suscitare maggiore interesse in Italia, non soltanto perché una proposta simile è caldeggiata da un nuovo partito che recentemente ha preso un bel po’ di voti. Trovo ancora più interessante il fatto che il promotore dell’iniziativa 1:12, reiterata in varie sedi istituzionali Svizzere da diversi anni a questa parte, sia un parlamentare conservatore a sua volta imprenditore!

Fino a ieri, includendo benefit e premi di produzione, il rapporto medio tra remunerazioni massime e minime nel contesto di una medesima impresa Svizzera si attestava su 1:75. Ho cercato a lungo ma non sono riuscito a reperire l’equivalente di questo dato per il caso Italiano. Mi viene però in mente il caso della FIAT gestione Valletta, in cui un rapporto 1:20 non passava inosservato ed era sovente citato nel dibattito politico nazionale. Successivamente il dibattito politico deve essersi concentrato su altri aspetti, e non entro nel merito della loro importanza, fatto sta che nel 2013 non fa scalpore che nella FIAT gestione Marchionne il massimo compenso (appunto quello di Marchionne) sia assimilabile a quello di un’intera fabbrica di un migliaio di operai.

Insomma, anche se i dati precisi non sono facilmente reperibili, pare che l'Italia del nuovo millennio, nonostante la crisi che attraversa molte economie occidentali, sia addirittura l'Eldorado dei manager, anche di quelli che mandano tutto a pallino per poi pagarsi generose buone-uscite, si veda il caso emblematico di Giancarlo Cimoli, congedato nel 2004 dalle fallimentari Ferrovie dello stato con una buona uscita di sei milioni e settecentomila euro e successivamente nominato al vertice di Alitalia.

L'idea falsata dell'eccellenza italiana diventa di volta in volta il grande manager che ti evita la chiusura della maggiore impresa Italiana e il grande banchiere che salva l'Italia dal fallimento. Insomma, il sogno italiano sembra essere quello del Superman che ti toglie le castagne dal fuoco, ti fa stare tranquillo e ti de-responsabilizza. E ovviamente vivere nell’illusione non ha prezzo!

A mio avviso vi sono dei presupposti culturali e dei luoghi comuni diffusissimi che finiscono per giustificare queste sperequazioni tra compensi massimi e minimi: innanzi tutto - appunto - il mito dell'eccellenza Italiana, un'idea auto-consolatoria e forse un tantino datata secondo la quale - per esempio - noi abbiamo avuto Galileo, Leonardo, etc. mentre in Svizzera non sono andati molto al di là dell'orologio a cucù. 

Tanto per tornare ai secoli più recenti e per usare un minimo di onestà intellettuale, andrebbe pure aggiunto che il numero di Nobel per abitante è di gran lunga più alto in Svizzera che in Italia. Forse è arrivato il momento di rinunciare a un po’ di eccellenza Italiana e di prendere esempio dalla concretezza Svizzera, magari cominciando proprio dal rapporto 1:12.

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