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Mercoledì, 03 Aprile 2013 19:07

Il caso Paradine

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Il caso Paradine - 4.8 out of 5 based on 5 reviews
Alida Valli in una scena del film Alida Valli in una scena del film

La mia cara nonna paterna, a cui sono lusingata di assomigliare, sia in viso che nel gusto, ha uno smodato amore per la moda e per le dive da sempre. Da quando sono piccola mi racconta di come non vedesse l'ora di rivedere la bellissima Alida Valli al cinema per poter acquistare cartamodelli (disegni di ogni parte dell'abito a grandezza naturale per facilitarne la realizzazione) per cucire abiti come i suoi. Erano gli anni '40, i soldi erano pochi, ma quando c'era la possibilità di avere un nuovo paio di scarpe, la Valli era sempre l'ispirazione. Sarà stato il rango ( era una baronessa), sarà stato il corpo perfetto per quegli abiti aderenti nei punti giusti, sta di fatto che ora non la ricordano in tanti, ma le ragazze dell'epoca impazzivano per la diva nata a Pola quando ancora era una città italiana. Addirittura Hitchcock nel 1947, dopo un no di Greta Garbo, scelse l'italiana del momento come protagonista del suo thriller "Il caso Paradine".

Alida Valli è Anna Maddalena Paradine una bellissima donna misteriosa e straniera che vive a Londra con il ricco e anziano marito, il quale viene trovato morto avvelenato. Viene accusata di omicidio e si mette quindi nelle mani di un esperto avvocato, Anthony Keane (Gregory Peck). Egli, nonostante sia sposato, si innamora di lei mettendo a repentaglio il matrimonio e la carriera; si getta, comunque, a capofitto nel caso tentando di salvarle la vita (rischia la pena di morte).  Il caso diventa intricato quando, Gay, la moglie di Keane scopre dell’allontanamento del marito, quando il giudice del caso tenta di sedurre Gay, quando Keane scopre che la signora Paradine ha un amante. È un thriller che magari oggi risulta poco giallo e molto melodrammatico, lento e per niente degno del regista Alfred Hitchcock, ma è eseguito con maestria per alcuni aspetti, a cominciare dalla ricostruzione perfetta sia di un tribunale londinese che di un processo inglese. Gregory Peck da più l’idea del bello del paese un po’ allocco che dell’avvocato professionista, ma la figura della moglie aggiusta la seriosità delle scene. La Valli risulta minimalista nella sua interpretazione, ma rende perfettamente l’idea della femme fatale tipica degli anni ’40, altera e misteriosa.

I suoi abiti, comunque, non si smentiscono mai. Sono più austeri vista la gravità del film, ma seguono lo stile in voga nel dopo guerra, decisamente accollati, spalle appena imbottite, giacca senza bavero. Per non parlare dei gioielli nella prima parte del film che rendono le scene davvero piene di luce. Orecchini di diamanti ricchi e sfarzosi, spille a grappolo luminose e appariscenti, gioielli degni di una donna alto borghese che ha superato con facilità le difficoltà della guerra. Da non sottovalutare le acconciature che purtroppo oggi si possono ammirare solo nelle donne del burlesque, come Dita Von Teese.

Gli anni ’40 ti affascinano? Segui qui qualche dritta: http://pollywantsablog.com/2013/04/03/femme-fatale

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