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Venerdì, 31 Luglio 2015 13:06

La moda del videogioco 2.0: The Witcher

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La moda del videogioco 2.0: The Witcher - 5.0 out of 5 based on 1 review

Già accennato nella parte prima de “La moda del videogioco”, The Witcher è un prodotto sul quale bisogna soffermarsi perchè, in quanto a collegamenti con la cultura (soprattutto polacca e fantasy) e in quanto a realtà virtuale, ha poco da invidiare ai videogiochi delle grandi multinazionali.

Due giovani polacchi negli anni ‘90 iniziano a importare videogiochi in quello che rimane di una Polonia comunista e, successivamente, si occupano anche della traduzione in lingua polacca degli stessi. Fondano la CD Project RED e, dopo qualche anno, decidono di costruire il loro videogioco. Si ispirano alla saga fantasy di Andrzej Sapkowski, molto famosa nello stato, “Wiedzmin” (Witcher, stregone) e nel 2007 esce la prima versione di The Witcher. Quest’anno è uscita la terza.

Successo mondiale, sia per il team CD Project, che per lo scrittore, che continua ad aggiungere capitoli molto avventurosi intorno alla storia del misterioso Geralt Of Rivia, uno stregone molto affascinante e buono, oppure no, siete voi giocatori a deciderlo. La storia cambia in base a come vi comportate all’interno di questo immenso open world, tutto da esplorare; un mondo pseudomedievale, ricco di presenze sovrannaturali da combattere, missioni da portare a termine e un’incredibile veridicità della natura che vi circonda. Ogni fronda degli alberi che si muove con un vento virtuale, la pioggia che cade, i fulmini in lontananza, ricreano un mondo a dir poco verosimile. Addirittura capelli e barba dell’eroe crescono col passare del tempo.

Per non parlare dello studio che è stato fatto per ricostruire architettura, arte e vestiario. Il castello nilfgaardiano (popolo che sta cercando di conquistare tutto il paese) è un perfetto esempio di architettura maestosa medievale est europea. Gli arazzi danno l’idea del tessuto pesante e hanno disegni brillanti. I vestiti sono curati nei minimi dettagli: bluse ricamate a mano di colori scuri ma signorili, tessuti damascati, impunture a vista, rispecchiano la moda del ‘400-’500 in cui le maniche venivano attaccate a parte, direttamente addosso alla persona. Non mancano i pantaloni alla zuava e pesanti stivali di pelle.

Il fantasy non è mai stato così realistico. E appassionante.

 

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