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Lo Schermo Magico

Martedì, 02 Luglio 2013 19:27

Cabaret Desire

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Cabaret Desire - 4.7 out of 5 based on 10 reviews
Locandina Cabaret Desire Locandina Cabaret Desire

Dopo un lungo periodo passato senza scrivere, eccomi qua con un nuovo articolo. Nel mese di giugno è stata affrontata la tematica del sesso, spero non sia un problema se tratterò l’argomento con un pochino di ritardo. Per farmi perdonare, introdurrò un film molto, molto piccante, scrivendo una recensione che, ne sono sicura, stimolerà la curiosità e la malizia dei lettori e delle lettrici più spregiudicati. Coloro che, dal punto di vista della morale, si scandalizzano facilmente, sono avvisati: questa recensione non fa per voi, forse è meglio che vi dedichiate alla lettura della Settimana Enigmistica o al bricolage.

Dunque cominciamo. Il film in questione si intitola Cabaret Desire e la regia è di Erika Lust, un’acclamata regista svedese di film per adulti che, ovviamente, in Italia è molto poco conosciuta. Ho ricevuto in regalo questo film in DVD un po’per scherzo, un po’per provocazione, e devo ammettere che ne sono rimasta favorevolmente colpita nonostante all’inizio nutrissi qualche pregiudizio sulla sua qualità. Cabaret Desire è infatti un “soft porn”, sottogenere del porno vero e proprio che, onestamente, mi ha sempre destato una certa perplessità. Non certo per pruderie, sia ben inteso, ma perché, generalmente, i film che appartengono alla categoria del porno sono delle autentiche schifezze infarcite di volgarità e senza il benché minimo intento artistico. Cabaret Desire, invece, con mia grande sorpresa si è rivelato essere un film estremamente ben fatto, oserei dire raffinato, un’opera cinematografica in cui l’attenzione ai dettagli e all’aspetto estetico delle scene ha la massima importanza. Guarda caso, Erika Lust è una donna e i suoi film sono rivolti prevalentemente a un pubblico femminile, e certo non si può negare che noi donne abbiamo la capacità di “ingentilire” e di abbellire qualsiasi materia ci capiti fra le mani. Innanzi tutto, a differenza dei pornazzi sudici esposti nei ripiani alti delle edicole, Cabaret Desire ha una trama vera e propria, uno svolgimento interessante che addirittura ha delle reminiscenze colte. L’elemento dei personaggi che si riuniscono per ascoltare i racconti di alcuni narratori, quattro storie erotiche che costituiscono il “corpo” di tutto il film, mi ha infatti ricordato la struttura dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer o, ancora di più per via dell’elemento erotico, del Decameron di Giovanni Boccaccio.

La volontà di presentare un mondo culturalmente alto emerge particolarmente in una delle quattro storie, quella in cui il narratore racconta il furto più importante compiuto da sua madre, una pittrice nonché grande conoscitrice di musica da camera e di arte pittorica, amante della cucina raffinata e, soprattutto, ladra di opere d’arte, con una particolare inclinazione per “le prime edizioni dei suoi autori preferiti”.

Fin dall’inizio della narrazione, a partire dalla cornice narrativa, è evidente che ci si trova di fronte a un prodotto in cui la ricerca estetica e intellettuale è una delle priorità: l’affascinante locale bohémien dove si ritrovano i giovani, arredato con candelabri, poltrone di pelle e divani di velluto, l’abbigliamento dei gestori, bizzaro e ricercato, il linguaggio forbito, tutto concorre a creare uno stacco abissale tra il film di Erika Lust e i porno tradizionali che mirano semplicemente a “risvegliare” il corpo degli spettatori, mentre in Cabaret Desire vengono stuzzicati i sensi ma anche la mente.

La regista tiene abilmente in equilibrio elementi contrapposti: da un lato costruendo un mondo dall’atmosfera magica, sognante, dove l’attività affabulatoria costruisce una realtà “altra” fatta esclusivamente di seduzioni e di piacere, mentre dall’altro presentando con estremo realismo e naturalezza l’atto sessuale e i corpi degli amanti. Nei film porno di bassa categoria ogni elemento viene esasperato al fine di suscitare rapidamente e violentemente il piacere dello spettatore, mentre in Cabaret Desire e negli altri film di Erika Lust, durante il sesso i personaggi interagiscono fra loro spesso con dolcezza, sempre in modo spontaneo, trasmettendo una sensazione di serenità e pacatezza anche grazie alle espressioni del volto. I sensi sono stimolati in modo sottile e mai volgare, l’attività sessuale è presentata come un gioco piacevole in cui i partners si procurano benessere reciproco (al contrario di numerosi porno, dove la donna ha un ruolo subalterno). Inoltre, i corpi degli amanti non sono mai statuari e perfetti, le donne non necessariamente hanno accentuati in maniera spropositata i caratteri sessuali (seni e natiche), i personaggi sono uomini e donne semplicemente di bell’aspetto. Addirittura, ho notato che in una ripresa sono presenti dei lividi (o delle macchie della pelle? non si capisce) sulle cosce di una donna, in un’altra l’inquadratura ci mostra un sedere non perfettamente tonico.

Collegandomi a quanto ho detto poco sopra, aggiungo infine che in Cabaret Desire ha notevole importanza l’elemento dell’attesa; la narrazione a momenti procede con una certa lentezza e in un’atmosfera di misteriosa sospensione proprio per stimolare in un crescendo il desiderio, mentre nei porno tradizionali si tende a mostrare tutto e subito per far arrivare “al dunque” l’impaziente spettatore.

Sperando di avervi suscitato un pizzico di curiosità verso un genere che, scommetto, non avete mai preso in considerazione, termino la mia recensione con l’augurio che film come quelli di Erika Lust possano entrare nel circuito delle opere “non proibite”, contribuendo così a determinare un’apertura mentale delle persone che ancora vedono nella sessualità qualcosa di torbido e di peccaminoso (e ce ne sono, ve lo garantisco!)     

 

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