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Lo Schermo Magico

Venerdì, 09 Agosto 2013 00:00

Salvo

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Salvo - 4.6 out of 5 based on 10 reviews
Salvo Salvo

Ieri sera sono andata al cinema all’aperto e, sfidando le zanzare e sopportando la scomodità della seggiolina, mi sono goduta un bellissimo film: “Salvo”, diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Avevo dato un’occhiata ad una recensione che parlava di un’opera sulla mafia, ma in realtà l’associazione criminosa siciliana è solo un pretesto per mettere in scena la rappresentazione di una conversione e di una rinascita personali. Due i protagonisti assoluti: Salvo Mancuso, un picciotto mafioso che vive solo per uccidere e totalmente privo di affetti, e Rita, giovane non vedente che trascorre l’esistenza nell’oscurità della propria casa. Le loro vite si intrecciano quando Salvo, una volta assassinato il fratello di Rita per un regolamento di conti, si troverà a tu per tu con la donna, creatura fragile ma non troppo, e deciderà di tenerla segregata in un capannone piuttosto che ucciderla come ha fatto con il fratello di lei. Per quale motivo? Perché un fatto sconvolgente, che avviene mentre egli sta per compiere la scellerata azione, lo blocca:  Rita ha acquistato, per lo meno in parte, la vista, e Salvo se ne accorge perché la donna non ha più lo sguardo vacuo e assente dei ciechi.

Il film risulta molto intenso poiché ci “risucchia”, letteralmente, al suo interno fin dalle prime scene, in cui assistiamo ad un inseguimento con sparatorie che vede coinvolto Salvo. Comincia così un secondo inseguimento, quello dello spettatore che rincorre il personaggio nel desiderio di guardarlo in volto, rimanendo, però, frustrato nei suoi intenti; inizialmente, infatti, i registi riprendono Salvo soltanto di spalle, oppure inquadrandolo negli occhi. È questo degli occhi un particolare non casuale, difatti la storia ruota attorno alla tematica della vista opposta alla cecità che coinvolge entrambi i protagonisti. Rita è cieca ma, una volta entrata in contatto con l’assassino di suo fratello, a poco a poco acquista per miracolo la vista; anche Salvo è metaforicamente cieco, un uomo totalmente privo di coscienza e incapace di provare compassione che, finalmente, vede la luce quando l’amore si fa strada nel suo cuore arido. Chissà se i registi si sono ispirati, per questa vicenda, all’episodio manzoniano della conversione dell’Innominato … Oltretutto, anche in “Salvo” è possibile vedere, se pur in filigrana, una connessione con il tema del mistero divino: come Lucia dei “Promessi sposi” è ascoltata nelle sue preghiere dalla Madonna, così anche Rita viene miracolata; e ancora una volta, la donna è investita di una forza quasi soprannaturale capace di ingentilire l’animo dell’uomo (gli Stilnovisti insegnano…).

Rita e Salvo sono due figure lontane e, al tempo stesso, vicine. Sia il mafioso che la ragazza hanno vissuto un’esistenza appartata e arida di affetti da cui vengono fuori grazie all’incontro con l’altro, incontro simboleggiato dall’intrecciarsi finale delle loro mani che, fino ad allora, erano state usate per uccidere (quelle di Salvo), per orientarsi nell’oscurità o per cercare di fuggire dalla prigione (quelle di Rita). Adesso, le mani sono diventate elemento di unione.  

Tutto il film è giocato sul contrasto luce/ombra, con netta prevalenza (a livello di fotografia) della seconda sulla prima. Ricordate i paesaggi siciliani assolati del “Commissario Montalbano”? Scordateveli. Qui la Sicilia appare come un luogo tetro e squallido, correlativo oggettivo dell’anima di Salvo e ideale ambientazione per un film che presenta in modo crudo un triste aspetto della realtà dell’isola.

Come ho accennato prima, risulta chiaro l’intento di coinvolgere in modo profondo lo spettatore, il quale finisce per immedesimarsi facilmente con i protagonisti o ha l’impressione di trovarsi assieme a loro. I registi trasmettono le sensazioni visive-uditive di Rita e Salvo in modo molto efficace, evitando di utilizzare una colonna sonora e inserendo esclusivamente i suoni che gli stessi Rita e Salvo ascoltano/ producono (respiri affannosi, spari, sgommate, grida, musica trasmessa dalle radio, abbaiare dei cani…) o adottando la loro ottica visiva. Di grande impatto sono le immagini della realtà così come viene percepita dagli occhi malati della ragazza, visioni sfocate fatte di luci ed ombre.                

Risultano interessanti anche certe inquadrature, riprese da punti di vista insoliti ma suggestivi, e la scelta di inserire un numero ridottissimo di dialoghi. Il risultato è un film originalissimo e scarno che trae la sua forza dall’interpretazione magistrale degli attori (bravissima Sara Serraiocco, che interpreta Rita), dai loro sguardi e dai loro eloquentissimi silenzi. Unico appunto: forse, se alcune scene fossero state un po’accorciate, il film ci avrebbe guadagnato risultando ancora più incisivo.  

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