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Lo Schermo Magico

Lunedì, 02 Dicembre 2013 00:00

Desperate housewives

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Desperate housewives - 5.0 out of 5 based on 12 reviews
Desperate housewives www.aceshowbiz.com

La mia recensione di oggi è un po’particolare perché riguarda non un film, bensì una serie tv che ho amato tantissimo: Desperate housewives (Casalinghe disperate).

Mi sono stati regalati tutti gli otto i cofanetti di questo meraviglioso telefilm, così che ho potuto vedere le puntate quando volevo; il risultato è che mi sono fatta delle “scorpacciate” incredibili degli episodi perché, una volta che ne vedi uno, poi è difficile dire basta. Un po’come la cioccolata o le noccioline, insomma.

Perché ho amato tanto Desperate? Innanzi tutto, per il ritmo e l’equilibrio. Le vicende si susseguono come un ballo di gruppo in cui ogni ballerino compie il movimento giusto al momento giusto, perfettamente in sincronia con gli altri, creando un effetto di armonia. Certo, qualche sfilacciamento non manca, talvolta ho notato delle forzature qua e là, ma nel complesso trovo che gli episodi scaturiscano l’uno dall’altro con vivacità e naturalezza. Inoltre, l’ideatore Marc Cherry ha voluto creare disomogeneità di toni e di motivi proprio per, paradossalmente, rendere armonioso e mai noioso l’insieme e con il fine di ricreare la vera essenza del reale. Ok, ok, non avete capito nulla di quest’ultimo periodo e vi capisco, ma adesso ve lo “sciolgo” e non potrete che darmi ragione. In poche parole, il bello di Desperate è che presenta una varietà di toni e di motivi in antitesi fra loro che sono orchestrati magistralmente: il drammatico e il comico, il momento riflessivo e quello più leggero, il mistero e la commedia, il realismo e il surrealismo, il grottesco e il romantico ecc…ecc…Un insieme di colori che non si “pasticciano” fra loro, bensì che si compongono in un bell’arcobaleno. Cherry, insomma, è riuscito a non indugiare mai troppo su una tonalità, effettuando un repentino cambio di rotta quando ciò stava per verificarsi. E così c’è il momento tragico e poi – zac! – all’improvviso, un personaggio dice qualcosa e il pianto (del personaggio e dello spettatore) si trasforma in un sorriso o in una risata; c’è la situazione seria che diventa farsa, la riflessione esistenziale che segue alla battuta dissacrante, e via dicendo. Naturalmente, bisogna essere abili in questo gioco di “effetto a sorpresa”, altrimenti si rischia di rendere la materia un po’troppo frammentata, ma Cherry non sbaglia un colpo divertendo ed emozionando quasi sempre. Egli ci mostra la vita nella sua totalità e nelle sue mille sfumature, volutamente esasperando le molteplici facce del reale che sfumano costantemente l’una nell’altra come nello yin e yang della filosofia cinese e imbastendo un teatrino inverosimile soltanto in apparenza. Mentre guardavo Desperate, capitava che assistessi ad una scena o che ascoltassi un dialogo pensando che una situazione del genere nella vita vera non sarebbe mai potuta accadere; poi, invece, mi rendevo conto che i personaggi stavano dicendo o facendo cose esprimendo i normali impulsi e desideri, spesso inconfessati e trattenuti, delle persone.  I protagonisti della serie, infatti, parlano senza peli sulla lingua e agiscono con grande disinvoltura, finendo per creare delle circostanze al limite del surreale e del ridicolo che, in realtà, esprimono bene l’assurdo e il comico dell’esistenza. Sganciati dalle convenzioni e dalle regole che, nel mondo vero, frenano il libero agire delle persone, questi personaggi danno voce all’inespresso che è in tutti noi, assolvendo quasi ad una funzione catartica e suscitando sentimenti altalenanti di ammirazione o disapprovazione. In particolare, le quattro protagoniste femminili sono figure singolari e imprevedibili dove il bene e il male si mescolano di continuo, donne in fondo buone che ispirano certamente molta simpatia nonostante talvolta agiscano o parlino in modo cinico, per non dire crudele. 

Ho detto “nonostante agiscano o parlino…”, ma forse dovrei dire “anche perché agiscono e parlano…”, poiché l’identificazione con Susan, Bree, Lynette e Gabrielle nasce spontanea soprattutto quando queste donne si mostrano nella loro imperfezione, con tutti i loro difetti e meschinità. Come cartine tornasole, riflettono infatti senza mezzi termini la vera natura dell’essere umano, capace di compiere gesti di grande altruismo e, al tempo stesso, azioni biasimevoli. Si pensi, per esempio, al personaggio di  Gabrielle, forse il più emblematico in questo senso, una ragazza capricciosa, viziata ed egoista, capace però di grandi slanci verso le persone a cui vuol bene. Commovente è la scena in cui il marito Carlos, rimasto cieco per cinque anni, riacquista la vista e si accorge che la moglie, per dedicarsi alla famiglia, ha portato avanti una vita di sacrifici e si è privata degli oggetti a cui era più legata.

Interessante è l’immagine che il regista, coerentemente con la sua concezione della natura umana, dà dell’infanzia. I bambini, solitamente rappresentati con sguardo affettuoso e benevolo, in Desperate appaiono invece come piccole creature niente affatto immuni dai difetti che caratterizzano gli adulti; personaggi spesso odiosi con i quali i grandi si relazionano come se non ci fossero differenze di età, prendono parte volentieri agli intrighi del mondo degli adulti e mostrano spesso una furbizia ed un cinismo non inferiore a quello dei loro genitori. Naturalmente sto pensando alle due insopportabili, oltre che grassissime, figlie di Gabrielle e Carlos, Juanita e Celia, ma mi vengono in mente varie situazioni “politicamente scorrette” che hanno i più piccoli come protagonisti. Ad esempio, in un episodio dell’ultima stagione, Lynette si serve della figlia Penny per carpire informazioni sulla vita sentimentale del marito con cui è in crisi, mentre la ragazzina, a sua volta, approfitta del suo prezioso ruolo di informatrice per strappare dei favori alla madre.

Insomma, se siete alla ricerca di una serie tv dove trionfano buonismo, comicità e leggerezza, guardatevi Un medico in famiglia; se invece volete addentrarvi più in profondità nei meandri dell’animo umano, anche in quelli più oscuri, senza però dover rinunciare alla risata e all’ironia che, anzi, diventano essi stessi strumenti esplorativi…be’, allora Desperate housewives è la serie che fa per voi!

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