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Lo Schermo Magico

Giovedì, 16 Ottobre 2014 21:09

Arancia meccanica

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Arancia meccanica - 4.6 out of 5 based on 12 reviews
Arancia meccanica http://it.wikipedia.org/

Oggi vorrei parlare di uno dei miei film preferiti: “Arancia meccanica”. Immagino che la stragrande maggioranza di voi lo abbia visto poichè è un cult, per questo mi piacerebbe che diceste la vostra a proposito delle riflessioni che esporrò.

Per me si tratta di un autentico capolavoro. Quando uscì, nel 1971, suscitò grande scalpore per le esplicite scene di violenza, ed effettivamente diverse parti sono estremamente crude, però io penso che l’impronta estetizzante che Kubrick ha voluto dare alla sua opera, ne stemperi notevolmente il lato tragico.

Le scene si svolgono sempre in un’atmosfera irreale, onirica, i personaggi agiscono come personaggi sul palcoscenico di un teatro piuttosto che come persone in carne ed ossa: la finzione è dichiarata, esibita, e ciò smorza notevolmente il dramma. Un po’ come accade nei film di Dario Argento insomma, dove nelle scene degli omicidi ritroviamo lo stesso compiacimento estetico di Kubrick. Ad esempio, pensate al sangue che sgorga dai cadaveri di Argento, palesemente vernice rossa; oppure alla musica che, non più sottofondo discreto ma accompagnamento di una “danza macabra”, emerge in primo piano assieme alle immagini che sembrano seguire il ritmo delle note.

Comunque sia, la violenza è giusto che venga mostrata se è funzionale alla narrazione. Troppo spesso la gente critica i film per la loro crudezza, o perché contengono scene di sesso, ma quando questa violenza è necessaria ai fini della trama o perché veicola un messaggio, allora mi pare giusto che possa essere esibita in modo esplicito e plateale.

“Arancia meccanica” non è soltanto un film violento: “Arancia meccanica” è interamente un film SULLA violenza – del singolo o delle istituzioni - , dunque mi sembra logico che il regista non si risparmi nel farci vedere scene che ad alcuni possono sembrare cazzotti nello stomaco, ma che io, per i motivi espressi sopra, mi gusto con piacere cogliendone la perfezione estetica.

Certe immagini del film sembrano addirittura dei quadri, in movimento oppure no: come quella iniziale in cui appaiono i Drughi che, seduti immobili al Korova Milk Bar, tengono in mano il loro bel bicchiere di “latte+”, in una stanza invasa da statue di donne nude in pose oscene. Il pittore ha scelto di privilegiare il bianco: il candore delle divise dei quattro ragazzi, quello del latte e delle statue femminili. Un colore che si impone immediatamente come un simbolo, quasi una chiave di lettura cromatica che individua l’altro tema principale oltre alla violenza (e ad essa strettamente connesso): l’ipocrisia. Il bianco, che normalmente richiama la purezza e la bontà, è indossato da criminali assassini stupratori, ricopre le statue erotiche del bar ed è il colore di una bevanda che, lungi dall’essere sana, è rinforzata “con qualche droguccia mescalina” (come dice il protagonista Alex).

Tutto il mondo di “Arancia meccanica” appare caratterizzato dalla falsità, delle istituzioni (si pensi al viscido ispettore giudiziario minorile Mr. Deltoid e al Ministro degli Interni), ma persino della dimensione affettiva. Quando Alex torna a casa dopo il periodo passato in galera, scopre che gli affettuosi genitori lo hanno letteralmente “sostituito” come figlio con un affittuario che si è preso la sua stanza, mentre i suoi oggetti personali – incluso l’amato serpente da compagnia (l’unica creatura ad essere amata in tutto il film!) - sono stati gettati via. Deve inoltre fare i conti con i suoi vecchi amici Georgie e Dim i quali, divenuti agenti di polizia, non si fanno problemi a seviziarlo.

Se passate in rassegna i personaggi, non ne troverete nessuno positivo: il film mostra una carrellata di figure odiose, crudeli e volgari, primi fra tutti i membri della banda di balordi di cui Alex è il capo. In realtà, nonostante Alex sia un essere abietto alla pari degli altri, è forse l’unico ad ispirare simpatia, sia per il suo modo di esprimersi sofisticato ed ironico, che per il fatto di essere, oltre che carnefice, anche vittima.

Senza volermi soffermare sull’aspetto della polemica di Kubrick nei confronti della società, né addentrare nelle riflessioni filosofiche che il film stimola sul problema del libero arbitrio, della libertà e della morale, dirò soltanto che a me Alex sembra il personaggio più autentico e puro del film. Usando termini freudiani, egli rappresenta l’”ego” che deve scontrarsi con il “super io” rappresentato, appunto, dalla società e dai politici ipocriti e corrotti. Alex esercita violenza, certo, ma in ciò esprime la sua vera natura, che altro non è se non la natura primigenia dell’essere umano. Per questo Kubrick ha scelto di rappresentarcelo simpatico: perché, in fondo, Alex siamo tutti noi.

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