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Lo Schermo Magico

Sabato, 07 Febbraio 2015 20:26

Italiano medio

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Italiano medio - 4.9 out of 5 based on 8 reviews
Italiano medio http://www.cineblog.it/

Dopo un lungo silenzio dovuto ai miei molteplici impegni e ad un momentaneo inaridimento del mio spirito critico, finalmente (o purtroppo per voi??) eccomi tornata con una nuova recensione. Il film di cui voglio parlare è “Italiano medio”, di Maccio Capatonda, uscito in questi giorni al cinema.

Sono partita con l’idea che sarebbe stato o una schifezza insopportabile, oppure una commedia da piegarsi in due dalle risate, e adesso posso dire che non si è trattato né dell’una né dell’altra cosa, ma che si è avvicinato molto alla seconda. Anche se d’istinto, prima ancora di andare al cinema, propendevo decisamente per la schifezza. È proprio questo il rischio in cui incorrono i film che mettono in ridicolo qualcosa (mentalità, mode, abitudini, aspetti della società…): di essere fraintesi completamente. Guardo il trailer di “Italiano medio” e cosa mi trovo davanti? Un idiota erotomane che urla tutto il tempo, volgare, vestito in modo assurdo e attorniato da gente del suo pari. Il primo pensiero è che si tratti di una burinata all’italiana, un prodotto commerciale infarcito di battute infantili e triviali pensate per fare ridere lo stesso pubblico dei “cinepanettoni”. In realtà, immaginando ciò ho commesso l’errore di sovrapporre l’essenza del film esattamente all’essenza di ciò che il film vuole criticare e mettere in ridicolo.

“Italiano medio” è una parodia dei due estremi opposti della cultura (o meglio, dis-cultura) italiana dei giorni nostri, incarnata da Giulio Verme 1 e Giulio Verme 2, una doppia identità che, come Dottor Jekyll e Mister Hyde, si agitano all’interno della stessa persona, uscendo alternativamente allo scoperto. Da un lato c’è il cittadino bravo e buono, “politicamente corretto”, che fa la raccolta differenziata, mangia vegan e si preoccupa dell’ambiente, mentre dall’altro c’è l’italiano becero e ignorante, interessato unicamente agli show televisivi e a portarsi a letto il maggior numero di donne. A pensarci bene, molto spesso questi due poli discordanti convivono realmente nella stessa persona, nell’italiano medio per eccellenza che, adesso come non mai, appare estremamente interessato - quasi al limite del fanatismo - all’ecosostenibilità, ai diritti degli animali e alle questioni sociali: appunto, “appare”. Se lo analizziamo in profondità, ci accorgiamo infatti che la sua è tutta scena, un’adesione superficiale e ottusa a valori perseguiti più per moda che per reale convinzione e che coprono uno strato coriaceo di grettezza morale e culturale.

Capatonda dirige un film surreale, eccessivo, dai toni esasperati, ma, al tempo stesso , acuto ed incredibilmente vero nel tratteggiare il nostro mondo che, come un pazzo schizofrenico, è sballottato continuamente da un eccesso a quello opposto.  La sua comicità è resa particolarmente efficace da numerosissimi giochi di parole che cambiano continuamente segno alle cose, suggerendoci che nulla è come appare e che dunque dobbiamo andarci cauti con l’interpretazione della realtà. Un esempio significativo è la via di Milano “Via del tutto eccezionale”: vicoletto cittadino o luogo-non luogo dove succedono cose fuori dal comune? Applausi a Capatonda per questa brillante trovata!

Qua e là ho colto alcune indubbie citazioni cinematografiche, come nella scena accelerata di sesso tra Giulio Verme e Sharon, dove viene ripresa palesemente la scena dell’orgia di “Arancia meccanica” (oltretutto entrambe, se non sbaglio, sono sulle note di “Overture” di Guglielmo Tell). Un rimando, quello di “Arancia meccanica”, direi più che azzeccato, dato che anche nel film di Kubrick è centrale il tema del doppio, dello scontro fra due nature dell’io in antitesi. Mi sono venuti in mente anche gli sketch di “Father&Son” della sitcom “I solti idioti”, con quel giudice di MasterVip che assomiglia così tanto a Ruggero De Ceglie, e per l’elemento (tragico) comico che scaturisce dal contrasto fra il “buono” (Gianluca come Giulio Verme 1) e il “cattivo” (Ruggero De Ceglie come Giulio Verme 2, il giudice di MasterVip e, in generale, tutti i rappresentanti dell’italiano medio).

“Italiano medio” è insomma un film più complesso di ciò che può sembrare in apparenza, un’opera a tratti straordinariamente esilarante ma venata da una buona dose di amarezza…come quasi tutti i film comici ben fatti, d’altro canto. La conclusione è interessante perché ci suggerisce un conquistato equilibrio fra i due famosi poli in antitesi, ma presentandoci una “soluzione” che, a ben vedere, è assurda e impraticabile. A voi la decisione se si tratti di un "happy end" “ o di un finale che acuisce ancora di più la sensazione di amaro in bocca.

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